Economía

Federmeccanica e l’ex Ilva: resti italiana. E ora si fa strada l’ipotesi Arvedi (con Eni)

Federmeccanica e l’ex Ilva: resti italiana. E ora si fa strada l’ipotesi Arvedi (con Eni)

L’83,6% degli italiani pensa che l’ex Ilva andrebbe rilanciata. Di questi, l’85,7% è dell’idea che la proprietà dovrebbe restare italiana. Questi i principali risultato di un sondaggio voluta da Federmeccanica e Confindustria Taranto e condotto da Comin research su un campione di 1.200 italiani. «L’ex Ilva non è solo una grande “fabbrica”, ma un cardine dell’Italia — dice il presidente di Federmeccanica Simone Bettini —. Questa consapevolezza non è più solo presente tra gli addetti ai lavori ma è largamente diffusa nella società civile. Si deve rilanciare l’ex Ilva. Difendere e sviluppare questo asset è una questione di sovranità industriale a tutela delle nostre filiere». 
«Ciò che emerge dall’indagine presentata oggi ci fornisce un’ulteriore consapevolezza rispetto alla necessità improrogabile sia di garantire la permanenza dello stabilimento sul territorio sia di rilanciarlo in chiave ecosostenibile, aggiunge il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma.

L’occasione ha offerto l’opportunità al presidente di Federmeccanica di ribadire ciò che ha già detto negli ultimi mesi in altre sedi: «Auspicherei che l’ex Ilva rimanga di proprietà dello Stato perché se lo Stato ha l’energia, se lo Stato ha il gas, perché non deve avere l’acciaio?»

La situazione dell’acciaieria è più che mai critica. L’offerta di Flacks group si è dimostrata poco credibile e quella di Jindal ridimensionerebbe di molto l’impianto visto che prevede un solo forno elettrico. Negli ultimi giorni si è parlato di una proposta informale presentata ai commissari da Eni con Arvedi. Eni potrebbe avere un ruolo importante nella fornitura di gas a prezzi agevolati. «Su quelli che sono gli interessi e le potenziali opportunità di Arvedi non mi pronuncio — ha commentato Bettini —, l’importante è che rimanga italiana da una parte e dall’altra amministrata e gestita con tempi e tecniche industriali e non con i tempi dilatori della politica». 

Secondo fonti vicine al dossier l’ipotesi Arvedi avrebbe qualche elemento di concretezza.  Il gruppo cremonese però, interpellato, si sfila. Resta il fatto che per chiunque recuperare l’area a caldo sembra sempre più difficile. Come ha detto il vicepresidente di Confindustria e presidente di Federacciai Antonio Gozzi, «Bisogna essere pragmatici, concreti. Bisogna chiedere innanzitutto a Taranto se la siderurgia la vuole o no».

28 mag 2026 | 08:05

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