Economía

Tasse sul lavoro, catasto, sanità: quali sono le raccomandazioni della Ue all’Italia con il sì alla deroga sulla flessibilità

Tasse sul lavoro, catasto, sanità: quali sono le raccomandazioni della Ue all’Italia con il sì alla deroga sulla flessibilità

Nella flessibilità fiscale concessa per le spese legate alla crisi energetica, la Commissione Ue ha indicato sei raccomandazione per l’utilizzo delle risorse: rispettare il percorso di correzione dei conti, accelerare Pnrr e fondi di coesione, sostenere ricerca e innovazione, rafforzare pubblica amministrazione e giustizia, spingere sulla transizione energetica e affrontare le criticità del mercato del lavoro, della sanità e dell’inclusione sociale.

«Nonostante le misure strutturali attuate negli ultimi anni, il sistema fiscale italiano continua a basarsi in larga misura sulla tassazione del lavoro». La riforma del Fisco, portata avanti dal governo con l’attuazione della legge delega, non sta insomma realmente spostando il peso delle tasse rispetto a prima, osserva la commissione europea nelle Raccomandazioni all’Italia. Lo «spostamento del carico fiscale dal lavoro verso altre fonti di gettito sottoutilizzate, contribuirebbe ad aumentare il potenziale economico». Meglio sarebbe, per Bruxelles, tassare la rendita anziché il lavoro. Inoltre, «una revisione del sistema di tassazione dei veicoli, volta a riflettere accuratamente le emissioni di CO2, soprattutto nelle città congestionate, potrebbe contribuire a finanziare le infrastrutture per la mobilità sostenibile». Infine, l’evasione fiscale resta alta e «le recenti misure simili alle sanatorie fiscali» — leggi Rottamazioni — «rischiano di essere controproducenti».

Valore al catasto e prezzo di mercato degli immobili restano troppo distanti. La commissione Ue torna, ancora una volta, a sottolineare il mancato allineamento tra il mercato immobiliare italiano e il suo valore nei registri della pubblica amministrazione. Bruxelles constata che le quotazioni catastali «non sono ancora state sistematicamente avvicinate ai valori di mercato», ricordando l’impegno assunto dall’Italia nel Piano strutturale di bilancio. Nel documento figura l’obiettivo di «aggiornare i valori catastali per gli immobili non ancora inclusi nel catasto e per gli edifici che hanno beneficiato di incentivi pubblici per l’efficienza energetica e/o interventi di ristrutturazione». Dubbi espliciti sulle prime case esentate da tassazione «per quasi tutte le classi di proprietà», che generano così «basse entrate». Nel mirino anche la «modesta quota di edilizia sociale», il «patrimonio abitativo pubblico limitato» e le «liste d’attesa molto lunghe».

Le misure contro il caro energia devono essere «temporanee» e, soprattutto, «mirate» verso le famiglie più vulnerabili e le imprese energivore. Bruxelles lo mette nero su bianco, raccomandando all’Italia di evitare gli errori del passato. Il taglio lineare delle accise sui carburanti, insomma, sarebbe costoso oltre che poco efficace. La commissione ricorda il precedente, adottato all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina anche dal governo Draghi, spiegando che «l’esperienza della crisi energetica del 2022-2023 ha dimostrato che misure ampie e non mirate comportano elevati costi fiscali e risultano socialmente ed economicamente inefficienti». L’esecutivo Ue raccomanda, infine, all’Italia di assicurarsi che gli interventi per ridurre gli effetti del caro energia siano «compatibili con gli impegni previsti dal quadro fiscale dell’Ue», oltre che, come detto, di durata limitata e indirizzati verso famiglie e imprese che ne necessitano più di altri.

«L’accesso all’assistenza sanitaria in Italia è peggiorato negli ultimi anni, con liste d’attesa sempre più lunghe per i servizi sanitari pubblici e spese a carico dei pazienti che superano significativamente la media Ue, notevoli disparità territoriali nell’erogazione dell’assistenza, nonché carenze di personale». È impietosa l’analisi della Commissione Ue, che raccomanda di attuare la riforma del 2022 «volta a riorganizzare i servizi sanitari territoriali», con la «messa in funzione di tutte le nuove strutture (centri sanitari di comunità e ospedali di comunità)» e il «finanziamento costante per la telemedicina e i servizi di assistenza domiciliare». L’invecchiamento della popolazione metterà sotto pressione anche il sistema pensionistico. Le misure introdotte per favorire la partecipazione alla previdenza complementare, oggi limitata al 38,3% della forza lavoro, «possono contribuire a migliorare l’adeguatezza delle pensioni».

In Italia «la qualità strutturalmente bassa del lavoro, compresi i bassi salari, le sfide alla sicurezza del posto di lavoro e della carriera, nonché la parità di genere, rimangono ostacoli importanti che richiedono un’azione decisa», dice il documento della commissione Ue. «Nonostante i recenti aumenti, l’Italia è tra gli Stati membri quello in cui i salari reali hanno subito il calo maggiore dal 2019», sottolinea Bruxelles. «Mentre la crescita salariale è limitata da una dinamica strutturalmente bassa della produttività, la stagnazione salariale è anche aggravata dal dumping contrattuale, dai ritardi nei rinnovi contrattuali e dal ricorso limitato alla contrattazione di secondo livello, in particolare tra le Pmi e nel Sud». La commissione sottolinea anche che, «nonostante i recenti miglioramenti, i rischi di povertà ed esclusione sociale restano relativamente elevati in Italia, in particolare tra i bambini e le famiglie» mentre le disparità territoriali aumentano.

Bruxelles raccomanda maggiore produttività e un sistema di imprese più efficiente. Per centrare il risultato occorre intervenire su alcuni vincoli strutturali, come la scarsa capacità della grande impresa nel generare valore aggiunto e l’eccessivo numero di micro imprese e piccole aziende che «fanno basso uso di pratiche manageriali professionali», ostacolando «innovazione e produttività». In questo scenario la commissione Ue muove dubbi sulle recenti politiche fiscali italiane, tra cui «il regime forfettario semplificato per le microimprese» e il trattamento favorevole riservato alle imprese ereditate. Misure che «scoraggiano l’aggregazione e la crescita», tanto che la raccomandazione è di riconsiderarle, favorendo piuttosto professionisti e manager esterni e rafforzando l’accesso ai mercati dei capitali per le piccole aziende. Bruxelles suggerisce di mobilitare l’elevato risparmio privato degli italiani per finanziare la crescita e l’innovazione.

4 giu 2026 | 07:58

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