Superato il doppio snodo della sfilata milanese e della nomina di Dario Vitale come direttore creativo di Emporio Armani — il primo al di fuori della cerchia familiare — i soci della Giorgio Armani ora si concentrano sulla vendita del 15% dell’azienda, prevista dal testamento dello stilista mancato il 4 settembre 2025.
Ma quanto può valere Armani? Il fatturato diretto è stato di 2,2 miliardi di euro nel 2025. Aggiungendo quello dei licenziatari, il giro d’affari del gruppo arriva a 4 miliardi, mentre il valore di capi venduti al pubblico supera i 6 miliardi. In cassa, inoltre, Armani avrebbe circa 500 milioni, una cifra sulla quale il fondatore ha sempre contato per mantenere la sua indipendenza. L’azienda ha un patrimonio netto che vale il 50% delle attività totali.
Al momento, non risultano ancora fissati appuntamenti con i tre gruppi indicati come possibili azionisti di Armani nelle ultime volontà del fondatore – Essilorluxottica, Lvmh, L’Oréal. Ma in questi giorni iniziano a emergere le riflessioni delle multinazionali indicate da Giorgio Armani. Nessuna di loro avrebbe intenzione di acquistare singolarmente l’intera partecipazione. Ma tutti avrebbero dato una disponibilità informale a investire con una quota attorno al 5%.
«Leggendo il testamento — ha spiegato l’ad del gruppo Giuseppe Marsocci, nominato a ottobre 2025 — c’è scritto player di quel livello, cioè devono essere tendenzialmente partner che già lavorano con noi e aziende di un certo peso». Lvmh non è un partner storico, ma certamente un gruppo di grande peso e, in passato, Giorgio Armani e Bernard Arnault hanno discusso più volte del futuro della maison milanese. Da quanto filtra, il colosso del lusso francese è pronto a valutare il dossier, magari nell’ottica di un futuro ruolo più rilevante nell’azionariato.
Armani ha invece uno storico e strategico contratto di licenza nei profumi con l’Oréal che vende ai negozianti prodotti a marchio Armani per circa 1,7 miliardi, numeri che poi raddoppiano tenendo conto dei prezzi al pubblico.
Essilux è l’altro alleato chiave per gli occhiali. Tra Armani e Leonardo Del Vecchio c’era un rapporto di amicizia e stima. Nel 1988 il designer aveva affidato la prima licenza al fondatore del gruppo dell’occhialeria. Per suggellare l’amicizia e dare supporto a Luxottica, a partire della metà degli anni 2000 Armani era salito fino al 4,6%% del gruppo italiano. Anche per ricambiare quel segno di fiducia, il gruppo guidato da Francesco Milleri, secondo fonti, sarebbe disponibile ad acquisire una quota attorno al 5% di Armani, onde poi rimetterla a disposizione della famiglia nel caso di cessione della maggioranza o di quotazione.
29 set 2026 | 07:42