L'estate è il momento in cui abbassiamo la guardia. Prenotiamo un alloggio all'ultimo minuto, ci colleghiamo al wi-fi gratuito, scarichiamo un'app per il parcheggio senza pensarci due volte, rispondiamo distrattamente a un messaggio mentre siamo in fila al bar. È esattamente questa fretta, unita al relax delle vacanze, la leva su cui contano i truffatori digitali. Lo conferma un recente rapporto della polizia di Stato che, con la piattaforma Airbnb, ha ricordato le truffe più in voga in estate per sensibilizzare i viaggiatori.
Il meccanismo più diffuso è quello della cosiddetta "casa fantasma": annunci con foto accattivanti, spesso rubate da inserzioni legittime, e prezzi troppo convenienti per essere veri. Arrivati a destinazione, la sorpresa è amara: l'alloggio non esiste, oppure il finto proprietario smette di rispondere dopo aver incassato l'acconto. I segnali d'allarme restano quasi sempre gli stessi, spiega la polizia postale: prezzo troppo basso, chi affitta che preme per chiudere in fretta, richieste di pagare fuori dalla piattaforma ufficiale o di spostare la conversazione su WhatsApp. Curiosamente, a cadere più spesso nella trappola non sono gli anziani ma i giovani tra i 18 e i 24 anni, più veloci nel muoversi online e quindi più propensi a saltare le verifiche; gli over 65, al contrario, restano la fascia più prudente, con un'incidenza del 5% sul totale delle truffe. Il fronte successivo, tipicamente estivo, riguarda le reti wi-fi aperte, in spiaggia, in aeroporto, nei bar delle località turistiche, e le app installate all'ultimo momento per gestire parcheggi o biglietti. Collegarsi a una rete non protetta per controllare l'home banking espone a intercettazioni; scaricare un'app poco nota cliccando su un link trovato sui social può significare invece concedere permessi eccessivi su contatti e posizione. "Durante i periodi di maggiore mobilità aumentano i tentativi di diffondere app contraffatte che imitano quelle ufficiali dei servizi pubblici, trasporti e parcheggi" dice all'ANSA Gabriele Faggioli, responsabile scientifico dell'osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, "con l'obiettivo di sottrarre dati personali o informazioni di pagamento. È fondamentale scaricarle esclusivamente dagli store ufficiali e, prima ancora, verificare l'identità dello sviluppatore, il numero di download e le recensioni degli utenti".
A rendere questa stagione diversa dalle precedenti è anche la disponibilità di strumenti di intelligenza artificiale generativa alla portata di tutti, che contribuiscono ad alzare il rischio di diffusione di deepfake, i video bufala. Non si tratta più solo di email scritte male: oggi un truffatore può clonare la voce di un familiare per una richiesta d'aiuto urgente, generare un filmato credibile di un amministratore delegato che ordina un bonifico o costruire un finto sito di prenotazione indistinguibile dall'originale. "L'IA generativa rappresenta senza dubbio una grande opportunità per tutti noi", continua Faggioli, "ma come accade per ogni nuova tecnologia, può essere utilizzata per scopi malevoli, ad esempio, per rendere le truffe più credibili ed efficaci. Anche in questo caso, il miglior strumento di difesa resta il senso critico. Prima di effettuare una prenotazione, è sempre consigliabile verificare l'affidabilità dell'inserzionista, assicurarsi che il sito appartenga a un operatore conosciuto, cercare recensioni indipendenti e controllare che siano presenti contatti e riferimenti verificabili". C'è un appuntamento che quest'anno cade proprio all'inizio della stagione estiva: i saldi. Secondo l'Y-Report 2026, l'analisi annuale di Yarix, il centro di competenza per la cybersecurity di Var Group, ai picchi di acquisti corrisponde spesso un'impennata nella creazione di siti e-commerce falsi, costruiti apposta per sottrarre i dati di pagamento. Con una media di 167 carte compromesse al giorno, l'Italia si colloca al quarto posto in Europa dopo Regno Unito, Francia e Spagna, in una classifica globale dominata dagli Stati Uniti. "Non comunicare mai i dati di pagamento o informazioni sul conto corrente a terzi in risposta a telefonate, sms, e-mail o messaggi", dicono da Yarix, "e diffidate di prezzi troppo bassi, superiori al 30-40% per prodotti nuovi e molto richiesti".
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