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Haaland ai quarti con la Norvegia: «Ogni tanto devo darmi un pizzicotto per rendermi conto che è vero»

Haaland ai quarti con la Norvegia: «Ogni tanto devo darmi un pizzicotto per rendermi conto che è vero»

DAL NOSTRO INVIATO
EAST RUTHERFORD — Al cospetto di Erling Braut Haaland ti senti disorientato un po’ come i difensori del Brasile: è alto, grosso, un po’ curvo, quasi distratto, poi improvvisamente si accende e non capisci mai cosa sta per escogitare. Non ti accorgi nemmeno se ci è o ci fa: ironico ma spietato, emozionato ma rilassato, il ragazzo che fatto piangere il Brasile il 5 luglio, stessa data di un certo Paolo Rossi 44 anni fa, è la testimonianza più evidente e anche più bella della differenza enorme che c’è tra il calcio dei club e quello delle Nazionali. Che tocca corde diverse, in campo e fuori.

Haaland, che cosa significa la vittoria contro il Brasile?
«Significa tutto, davvero. Sinceramente non me l’aspettavo. E fatico a trovare le parole giuste, perché basta guardare le strade della Norvegia in festa. Ho 25 anni e non ho mai vissuto qualcosa del genere: erano 28 anni che non partecipavamo a un Mondiale. In un certo senso vorrei essere a Oslo in questo momento a festeggiare con tutta la gente, è una cosa semplicemente irreale. Ogni tanto devo darmi un pizzicotto sul braccio per rendermi conto che è vero... perché è qualcosa di enorme. E credo che questo cambierà molte cose in Norvegia».

Ha raggiunto Messi e Mbappé nella classifica marcatori. La corsa alla Scarpa d’Oro e è apertissima.
«Io cerco di fare il mio lavoro per la Norvegia e, fino a questo momento, direi che le cose stanno andando davvero bene».

C’è stato un momento molto speciale alla fine della partita, quando il capitano Odegaard le ha consegnato la mazza per suonare il tamburo davanti alla curva dei tifosi norvegesi e fare tutti assieme la “Viking Row”. Quanto è stato speciale?
«Prima di tutto devo ringraziare Martin per quel gesto e credo di essermelo meritato. È stato un momento speciale: mentre lo vivi è difficile rendersi conto di quello che sta succedendo, ma quando poi rivedi i video dopo la partita pensi: “Questa è una cosa che non avevamo mai visto prima”. Ed è fantastico».

Una squadra di debuttanti, per quanto forti, che batte il Brasile. Non ci sono limiti?
«Ho sempre sognato di giocare un Mondiale con la Norvegia e di portare la mia Nazionale ai Mondiali, non è stato facile e a un certo punto mi erano venuti anche dei dubbi. E invece siamo ancora qui: pensavo che certe cose per noi fossero impossibili, ma a quanto pare mi sbagliavo».

Il percorso è stato lungo: questo aumenta la gioia?
«Quando dico che è incredibile, lo dico pensando a tutto il percorso che abbiamo fatto: non ci siamo qualificati agli Europei, non eravamo in Qatar nel 2022. Abbiamo continuato a lavorare con Solbakken e siamo riusciti a chiudere imbattuti le qualificazioni nel girone con l’Italia, sconfiggendola due volte, e ad arrivare negli Usa: senza pressione».

Come si fa a non sentire la pressione?
«Domenica c’era un pubblico enorme, uno stadio straordinario e tutto il resto, ma alla fine la pressione era tutta sul Brasile: oltre 200 milioni di persone li guardavano aspettandosi che battessero la Norvegia, come pensava praticamente tutto il mondo. Noi, invece, avevamo solo 5 milioni e mezzo di persone pronte a festeggiare per le strade. Qualunque fosse stato il risultato».

Sembra semplice.
«Noi potevamo semplicemente divertirci e credo che si sia visto: è stato fantastico il modo in cui abbiamo giocato, in cui abbiamo tenuto il pallone, come abbiamo controllato la partita a centrocampo. Sono davvero orgoglioso».

Adesso c’è l’Inghilterra, dove lei è nato e gioca. I tifosi norvegesi possono sognare?
«Sì, qualcuno degli inglesi lo conosco (sorride). Io non avevo nemmeno sognato quello che è successo contro il Brasile. Quindi intanto pensiamo a goderci quello che abbiamo realizzato».

Nello spogliatoio sono arrivati la principessa e il principe ad abbracciarvi. Non male, non trova?
«No, naturalmente sono stati momenti enormi, ci sono state scene surreali nello spogliatoio. Faccio fatica a rendermene conto».

Cosa la rende più orgoglioso della vittoria e allo stesso tempo più fiducioso per la prossima partita?
«Il fatto che siamo riusciti a imporre il nostro gioco, il modo in cui vogliamo svilupparlo. Per farlo bisogna avere le p… e noi abbiamo acquisito più personalità e allo stesso tempo più rispetto da parte degli altri. Siamo una squadra che ha anche il coraggio di tenere il pallone e controllare un’intera partita contro il Brasile».

Che voto si darebbe per la partita col Brasile?
«Non un 10, a essere sincero. Più un 8 o un 9. Tutti, a partire dal nostro portiere Nyland, hanno giocato a un livello altissimo ed è proprio questo il segreto: ci riusciamo insieme».

7 luglio 2026, 07:07 - Aggiornata il 7 luglio 2026 , 08:15

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