Nell'anno delle celebrazioni di san Francesco l'Umbria, terra natia, si trasforma in una grande mappa di luoghi, paesaggi e testimonianze legati alla vita del santo. Un anniversario che va oltre la dimensione religiosa e diventa occasione per attraversare una regione nella quale spiritualità, arte, natura e storia sembrano spesso sovrapporsi.
Il viaggio comincia da Assisi, cuore del francescanesimo, dove la Basilica a lui dedicata, oltre alla tomba, custodisce il celebre ciclo di affreschi di Giotto e della sua bottega, capace di trasformare in immagini alcuni degli episodi più conosciuti della vita del Santo. Dal piazzale della Basilica si scende verso il 'Bosco di San Francesco' dove ulivi, carpini, corsi d'acqua e tracce di antichi sistemi irrigui raccontano un ambiente modellato nei secoli dall'uomo. Nel bosco, bene del Fai, si incontra anche il 'Terzo Paradiso' di Michelangelo Pistoletto, installazione composta da 121 ulivi disposti in tre cerchi, simbolo della ricerca di un nuovo equilibrio tra uomo, natura e tecnologia. Da qui il viaggio può proseguire lungo la 'Strada Mattonata', circa tre chilometri percorsi per secoli dai pellegrini, fino a Santa Maria degli Angeli e alla Porziuncola.
La piccola chiesa custodita all'interno della grande basilica rappresenta uno dei luoghi fondativi dell'Ordine francescano ed è uno dei punti essenziali di qualsiasi itinerario sulle tracce del santo. Sopra Assisi domina invece il Monte Subasio, che raggiunge i 1.290 metri: sulle sue pendici, immerso in un bosco di lecci secolari, sorge l'Eremo delle Carceri, fatto di piccole celle, grotte e spazi di raccoglimento. È forse uno dei luoghi che meglio restituiscono l'idea di essenzialità dei primi francescani. Il Subasio offre anche un volto più sportivo e naturalistico dell'Umbria dove praterie, boschi, versanti battuti dal vento e fenomeni carsici accompagnano escursionisti e ciclisti. Per chi ama camminare c'è la Via di Francesco, non un singolo sentiero ma una rete di itinerari che collega molti dei luoghi attraversati dal santo; la direttrice meridionale da Assisi verso Rieti tocca Spello, Foligno, Trevi e Spoleto, attraversando uliveti, campi, boschi e antichi insediamenti monastici prima di raggiungere le selve di Monteluco e la Valle Santa reatina. Dalla piana di Assisi, dirigendosi verso Cannara, un'altra tappa significativa è Piandarca tra vigne, ulivi e casali isolati, un paesaggio agricolo immortalato da Giotto nella Basilica di Assisi. Proseguendo verso sud si arriva a Montefalco, balcone naturale sulla Valle Umbra e terra del celebre vino Sagrantino. Nel Museo di San Francesco il ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli dedicato alla vita del santo intreccia il racconto religioso con immagini di campi coltivati, architetture e vita quotidiana. Il complesso conserva inoltre antiche vasche per la pigiatura dell'uva, sculture e dipinti, testimonianza di quanto la storia agricola e quella religiosa siano legate in questa parte dell'Umbria. In direzione opposta c'è Gubbio che lega il proprio nome a uno degli episodi più popolari della tradizione francescana: l'incontro tra Francesco e il lupo. La città di pietra, raccolta ai piedi del monte Ingino, conserva ancora fortissimo il legame con quella storia di riconciliazione e dialogo. Più a sud, Spoleto custodisce un altro passaggio decisivo della biografia francescana: secondo la tradizione, nel 1205, durante una sosta nei pressi della chiesa di san Sabino, Francesco avrebbe udito una voce che lo invitava a tornare a casa e a cambiare vita. Nel percorso trova spazio anche Norcia, tornata progressivamente a nuova vita dopo le devastazioni provocate dal terremoto del 2016. La ricostruzione del Palazzo municipale e della Basilica offre oggi un ulteriore motivo di visita e suggerisce una lettura contemporanea dei temi francescani, legata alla salvaguardia delle comunità e alla cura del territorio. Il viaggio si spinge fino al lago di Piediluco, specchio d'acqua circondato dalle colline dove la tradizione vuole che Francesco abbia predicato ai pesci. Un episodio che, al di là del racconto agiografico, richiama uno degli elementi che attraversano l'intero itinerario: l'idea di una natura con la quale l'uomo deve entrare in relazione, anziché limitarsi a dominarla. E c'è infine un luogo sorprendente e meno scontato: la Scarzuola, nei pressi di Montegabbione, dove Francesco avrebbe costruito un piccolo rifugio utilizzando fasci di scarza, una pianta palustre, e dove la tradizione gli attribuisce anche la nascita di una sorgente e la piantumazione di un lauro. Secoli più tardi, negli anni Cinquanta del Novecento, l'architetto e scenografo Tommaso Buzzi scelse proprio questo luogo per realizzare la sua visionaria città ideale: un intreccio di teatri, torri, scale, giardini e architetture simboliche. Due esperienze lontanissime nel tempo e nelle forme, che finiscono però per dialogare attraverso la stessa ricerca di un rapporto diverso tra uomo, spazio e paesaggio. (
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