Economía

«Energia, ecco i fondi Ue da usare», la mossa di Fitto. Ira delle Regioni: non siamo bancomat

«Energia, ecco i fondi Ue da usare», la mossa di Fitto. Ira delle Regioni: non siamo bancomat

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, lo aveva anticipato la scorsa settimana, a margine del G7 delle Finanze a Parigi. «Ci sono tante vie per arrivare al risultato, le stiamo esplorando tutte», aveva detto riferendosi a strade diverse dalla deroga al Patto di Stabilità europeo, chiesta dall’Italia per far fronte al caro energia. E ieri una via è stata aperta dal vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto, con una lettera ai ministri dei 27 Paesi membri responsabili della politica di coesione per spingerli a utilizzare «con urgenza tutti gli strumenti disponibili: l’Ue ha le risorse per rispondere, e dobbiamo mobilitarle adesso», scrive l’ex ministro italiano degli Affari europei. 

Così, spiega, si potrebbero, per esempio, «ampliare le misure di sostegno per famiglie e imprese al fine di ridurre l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia». Insomma, proprio le risorse che il governo Meloni sta cercando per far fronte ai prossimi interventi sulle accise dei carburanti e sulle bollette. I fondi indicati da Fitto sono tre: il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il Fondo di coesione, il Fondo per una transizione giusta (Jtf). «Gli Stati membri e le Regioni possono agire su più fronti: creare nuovi strumenti finanziari per anticipare i pagamenti e adottare tutti gli adeguamenti programmatici necessari», scrive ancora il commissario Ue in quota Fratelli d’Italia.

La mossa di Fitto viene però bocciata dalle Regioni dell’Unione, soprattutto quelle economicamente indietro, che contano proprio su questi fondi per ridurre il loro gap. «La crisi energetica è reale. La soluzione proposta non lo è. Indicare i fondi di coesione come bancomat di emergenza, ancora una volta, trasforma la politica di investimento in un’aspirina politica: sollievo temporaneo, sotto investimento cronico. Inoltre, questi fondi sono già stati impegnati», dice la presidente del Comitato europeo delle Regioni, l’ungherese Tütto. Va però detto che il Comitato, presieduto dall’ex vicesindaca socialista di Budapest, è solo un organo consultivo della Ue.

Fitto, che ha annunciato una lettera alle Regioni analoga a quella ai ministri, ha poi replicato a Tütto dicendosi «sorpreso»: «Non c’è alcun “bancomat”. E Bruxelles non obbliga nessuno: decidono Stati e Regioni sulla base delle esigenze reali dei territori.

«La Commissione — scrive del resto il vicepresidente — è pronta a esaminare con gli Stati membri tutte le proposte, incluse eventuali revisioni dei programmi della politica di coesione, in modo rapido e collaborativo. Sono fermamente convinto che il Fesr, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta possano fornire un sostegno fondamentale per affrontare le sfide della crisi energetica».

Il vicepresidente della Commissione Ue dice anche che si potranno utilizzare altre due leve: il piano AccelerateEu e il Piano d’azione per i fertilizzanti, nuova emergenza causata dalla guerra nello Stretto di Hormuz. La strada indicata da Fitto ieri non preclude, osserva lo stesso vicepresidente Ue, la trattativa in corso tra il governo Meloni e la Commissione per derogare al Patto di stabilità e ottenere di spendere in deficit ciò che è previsto per la difesa anche contro il caro energia.

Plaude all’iniziativa di Fitto l’Ance, associazione dei costruttori: «Una prima risposta fondamentale per dare supporto alle imprese e ai cittadini». All’attacco, invece, le opposizioni. «Proposta irricevibile», secondo Piero De Luca (Pd) perché sarebbe «un prelievo forzoso a danno di territori fragili». Per il leader dei 5 Stelle, Giuseppe Conte, «Fitto dà uno schiaffo all’Italia quando dice “prendetevi i fondi di coesione”, destinati al Sud. E invece nessuno che dica “prendiamoli dal riarmo e dagli extraprofitti”».

29 maggio 2026, 07:50 - Aggiornata il 29 maggio 2026 , 07:53

Puede que te hayas perdido