Economía

Golden Goose corre ancora: +10% i ricavi. Il motore delle vendite dirette

Golden Goose corre ancora: +10% i ricavi. Il motore delle vendite dirette

Nel lusso globale, che arranca da due anni inseguendo una ripresa che non arriva, Golden Goose fa storia a sé. Il gruppo veneziano — quello delle sneaker volutamente consumate, con le stelle ricamate e i graffi artificiali — ha chiuso il primo trimestre 2026 con ricavi netti di 173,2 milioni di euro, in crescita del 10% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Meno del +12% messo a segno nel primo trimestre dell’anno scorso, ma sempre una  performance di rilievo in un contesto in cui molti concorrenti faticano a restare in terreno positivo.

Il dato più significativo non è però la crescita complessiva, ma da dove arriva. L'81% dei ricavi — quota in aumento rispetto al 76% di un anno fa — proviene dal canale Direct-to-Consumer: negozi di proprietà ed e-commerce gestiti direttamente dall'azienda, senza intermediari. Questo canale è cresciuto del 19% su base annua, con una performance «like-for-like» a doppia cifra, cioè a parità di punti vendita. Il wholesale (la distribuzione tramite negozi multimarca e grandi magazzini) è invece sceso del 16%, in parte per ragioni strutturali — la riduzione volontaria di certi canali online in Corea del Sud — in parte per ritardi nelle consegne in Europa.

«Nel primo trimestre abbiamo registrato una crescita dei ricavi del 10% e una performance solida in tutte le aree geografiche attraverso il nostro canale Direct-to-Consumer, che oggi rappresenta l'81% dei ricavi totali ed è il motore del nostro successo. La crescita costante dei ricavi riflette chiaramente la forza del brand e del nostro modello incentrato sulla community», ha commentato il ceo Silvio Campara. 

Geograficamente, la crescita è diffusa: Americhe +14%, Asia-Pacifico +17%, Europa e Medio Oriente +6%, quest'ultima penalizzata dalle conseguenze del conflitto in Iran nel mese di marzo. L'Ebitda rettificato si attesta a 55,3 milioni, con un margine del 31,9%.

La storia di Golden Goose si capisce meglio guardando la traiettoria degli ultimi anni. Nel 2022 l'azienda aveva superato i 500 milioni di fatturato, con una crescita del 30% sull'anno precedente e dell'88% rispetto al 2020. Già allora il canale diretto pesava per il 70% dei ricavi. Nel 2024 il fatturato era arrivato a 655 milioni. Nel 2025 i ricavi netti sono cresciuti del 15% a 734 milioni di euro, con il canale DTC che ha segnato un +21% e raggiunto l'81% del totale.

La logica dietro a questi numeri è precisa: vendere direttamente al consumatore finale significa margini più alti, controllo sull'esperienza del cliente e dati proprietari su chi compra e come. L'Ebitda rettificato 2025 è stato di 248,3 milioni, con un margine al 34%. 

Il prodotto rimane quello che è sempre stato: sneaker artigianali, Made in Italy, con un'estetica volutamente imperfetta che ha trovato una sua nicchia globale tra i consumatori di fascia alta. L'idea originale — scarpe «già vissute», con graffi e cuciture irregolari — rompeva ogni schema nel mondo del lusso, dove la perfezione era sinonimo di valore. Funziona ancora, a giudicare dai numeri.

Lo scorso dicembre Permira — il fondo di private equity che aveva costruito la crescita di Golden Goose negli anni precedenti — ha ceduto la maggioranza a Hongshan Capital (Hsg), il fondo cinese ex Sequoia China, affiancato dal fondo sovrano di Singapore Temasek. La valutazione dell'operazione è stata di 2,5 miliardi di euro.

La scelta di Hongshan non è casuale. Il fondo è specializzato nel prendere brand cool e scalarli massicciamente sul mercato digitale e fisico asiatico. Nel portafoglio di Hsg figurano Amer Sports — il gruppo proprietario di Salomon, Arc'teryx e Wilson — e partecipazioni in Alibaba, BYD e ByteDance, la capogruppo di TikTok. 

Per Golden Goose, che oggi realizza circa il 12% dei ricavi in Asia ma con tassi di crescita elevati, questo significa potenzialmente un'accelerazione significativa sul mercato cinese, che resta la grande incognita — e la grande opportunità — del lusso globale.

Permira non è uscita del tutto: mantiene una quota di minoranza. L'amministratore delegato Silvio Campara resta al suo posto e ha reinvestito la propria partecipazione di circa il 3%. Marco Bizzarri, ex ceo di Gucci, siede come presidente non esecutivo.

A marzo è arrivata un'ulteriore conferma dell'interesse dei capitali globali per il brand veneto: Qatar Investment Authority si starebbe preparando a entrare nel capitale con una quota attorno al 10%, per un investimento stimato tra i 200 e i 300 milioni. Non proprio una sorpresa visto che il Qatar si era già affacciato sul dossier nel 2016, quando Mayhoola aveva partecipato all'asta poi vinta da Carlyle.

Dalla trimestrale emerge che la leva finanziaria netta è a 2,7 volte l'Ebitda a fine marzo. Con il closing dell'operazione Hsg-Temasek, atteso entro l'estate, Golden Goose prevede di rimborsare integralmente le obbligazioni da 480 milioni con scadenza 2031.

Golden Goose ora si prepara a una nuova fase, dopo che nel giugno 2024 aveva tentato la quotazione a Piazza Affari, poi congelata all'ultimo minuto per la volatilità dei mercati. Quella finestra si è chiusa, ma si è aperta quella del capitale privato asiatico, con ambizioni di espansione a Oriente. Che sia la strada giusta lo diranno i prossimi trimestri, e soprattutto la capacità del brand di replicare in Cina — mercato complesso, selettivo e saturo di aspiranti icone — quello che ha già fatto in Europa e nelle Americhe.

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