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Il Como in Europa: tanti soldi, giovani talenti e piedi per terra

Il Como in Europa: tanti soldi, giovani talenti e piedi per terra

Le case e le palazzine son basse, prive di ricercatezze, ci abitano operai in pensione e generazioni di migranti; la periferia è quella sud di Como, oratori, antichi negozi, insomma Albate, che proprio per l’anima popolare è da sempre una gran fabbrica di tifosi del Como (quando il Como cioè arrancava, precipitava, falliva). Eppure l’indomani della qualificazione in Champions League per la prima volta in 99 anni di storia che aveva registrato al massimo coppette smunte coi vicini svizzeri, non si sventola a oltranza e non ci si bulla.

Com’era, l’anima comasca è: viva la compostezza, viva il pragmatismo, viva il punto e a capo.
Dopodiché il gioco del pallone può anche essere un gioco di coppie: esercizio volgare allora non rimarcare la fusione tra il presidente Mirwan Suwarso e l’allenatore Cesc Fabregas. Certo, non vi fossero di base i soldi infiniti — non è un modo di dire — della famiglia Hartono, di nazionalità indonesiana, proprietaria del Como, neanche staremmo qui a chiacchierare. E però. Suwarso e Fabregas, il primo anch’egli indonesiano, 41 anni, formazione universitaria mista (economia, marketing, comunicazione), curriculum fra piattaforme sportive e costruzioni di brand, cultore dell’arte respiratoria; quindi il secondo della coppia, catalano, 39 anni, ex centrocampista soave di Arsenal, Barcellona, Chelsea, Monaco, e tecnico che con la sua squadra insegue in campo l’occupazione razionale dello spazio, il dominio del possesso, una marcata identità.

Due anni ancora di contratto, per lui, uomo dalla disciplina ferrea e dall’eleganza sobria, costante nel processo di lavorazione sui calciatori, anche se non gli hanno affidato bidoni, al contrario, cara grazia. Nico Paz, argentino, 21 anni, splendido centrocampista offensivo (il Real Madrid ha una irrisoria clausola per riprenderselo) di visione verticale; Assane Diao, senegalese con cittadinanza spagnola, atleta offensivo di progressione; Màximo Perrone, 23 anni, regista che organizza e protegge; Anastasios Douvikas, greco, 26 anni, attaccante dal movimento perenne.

Ora, la Champions League non perdona, appena le capita l’occasione ti flagella a imperitura memoria. Ma non si campa d’ansia. Ci dice il presidente Suwarso: «Siamo un piccolo club con ancora tantissimo lavoro davanti. Dobbiamo concentrarci sul miglioramento: è tutto ciò che sappiamo e possiamo». Inutile provare a ottenere di più: «Como è piena di persone pragmatiche e appassionate. Abbiamo rispetto profondo per chi ci ospita, spero che sia corrisposto».

Ecco. Como, i comaschi. E pertanto il sindaco Alessandro Rapinese, 50 anni, uno anti-partito, diretto, un avanguardista, uno che piace da matti o meno di zero: «Abbiamo raggiunto un qualcosa di unico. Insieme. Coesi. Un modello da applicare. Lealtà, fiducia, stima reciproca».
Ma un attimo. Non si starà esagerando in peana? Le cronache degli ultimi decenni hanno narrato d’una città che ha smesso, da un pezzo, di guardare a Milano in quanto le interessa(va) osservare fino a Londra, fino all’Asia. L’internalizzazione. Il turismo. Le attrici e gli attori. I milionari. Nel mezzo anche gli oligarchi russi. Un colossale movimento generale, aumentato in coincidenza (?) con l’esplosione da furore giovanile del Como calcio, ha innescato una ulteriore trasformazione sociale, forse culturale di Como, dei comaschi. Tema ampio. Servono altri articoli. La bolla immobiliare è oscena, taluni progetti sulle coste del lago, già denunciati dal Corriere, alimentano spavento, il denaro, soltanto il denaro, denaro & denaro; uno scenario nuovo per una comunità che mai ha amato esagerare.

Ebbene Maurizio Galimberti, comasco illustre, 70 anni, il maestro dei mosaici con Polaroid, ammonisce senza voler dar lezioni: «Bene il successo sportivo. Io ricordo che insieme a questo c’è una città che specie nel suo centro storico si sta rivoluzionando: più appartamenti in affitto ai turisti, più locali per mangiare di corsa e male, eliminati i circoletti, le botteghe, le osterie, le trattorie, i classici luoghi dell’insieme della gente, fra conversazioni, battute, dispute, aiuti. È un tema di identità, memoria, profondo rispetto. Il mondo cambia, figurarsi Como, io andrò in direzione opposta ma in mezzo ai festeggiamenti sacrosanti e meritati per il pur adorato pallone ci sarà qualche altro romantico come me? Romantico e realista, non nostalgico».

26 maggio 2026, 07:29 - Aggiornata il 26 maggio 2026 , 07:30

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