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Sinner e il gene MC1R che influenza i recettori del dolore e della temperatura: «Dovrò fare degli accertamenti»

Sinner e il gene MC1R che influenza i recettori del dolore e della temperatura: «Dovrò fare degli accertamenti»

Blackout sotto il sole. Si spegne tutto all’improvviso. Luce abbagliante, poi il buio. «Non mi ricordo l’ultima volta che mi sono sentito così debole», ha detto Jannik Sinner dopo la sconfitta al Roland Garros contro Juan Manuel Cerundolo. Quello che stava per succedere agli Australian Open contro Eliot Spizzirri al terzo turno — caldo feroce, asfissiante, crampi che lo bloccano, prima della chiusura del tetto e di una vittoria sofferta con l’aria fresca dell’impianto al chiuso — è accaduto a Parigi. Due prove di resistenza in altrettanti Slam, quest’anno. Sempre di giorno, sotto il sole, in giornate caldissime. La programmazione delle partite rischia di essere un nuovo nemico, o un alleato, del numero 1.

Nella chioma rossa di Jannik può esserci la verità: il gene MC1R. Mutazione che influenza nel cervello i recettori del dolore e della temperatura, tipica delle persone rossicce, «ma anche di chi sviluppa lentiggini, ha la pelle molto chiara, ha difficoltà ad abbronzarsi». A parlare al Corriere è Stefania Guida: dermatologa, professoressa dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e membro di MSKIP, network internazionale che studia proprio la mutazione MC1R. 

«Quando funziona normalmente, questo gene stimola la produzione di eumelanina, una molecola stabile che resiste al fotodanneggiamento da radiazioni ultraviolette». Quando invece subisce una mutazione, come nel caso del numero 1 del mondo, «perde parte della sua funzione e produce feomelanina, un pigmento rosso/giallo. Può portare a una maggiore tendenza alle ustioni solari e a un rischio genetico più alto di sviluppare tumori cutanei come il melanoma».

C’è la genetica, dunque, dietro ai crolli improvvisi di Sinner, che domina in lungo e in largo come solo i più grandi sportivi sanno fare, salvo poi avere cali inaspettati senza farcela a uscirne? «Dai nostri studi emerge come alcune varianti siano associate a particolari caratteristiche morfologiche della pelle – prosegue la dottoressa Guida –: quando le persone si espongono per tanto tempo al sole, tendono ad avere una maggior vascolarizzazione, cioè un aumento dell’afflusso di sangue che provoca un arrossamento cutaneo». 

Quest’ultimo punto può essere un aspetto chiave nel capire cosa prova davvero Sinner nelle giornate di caldo estremo. Anche perché per un tennista l’esposizione al sole non è un optional, l’ombra arriva solo nei 90 secondi di cambio di campo ogni due game, prima di tornare a macinare da fondo campo e scambiarsi botte con l’avversario. Soprattutto sulla terra battuta, poi, la fatica si fa sentire: il gioco è più lento, gli scambi si allungano, l’usura diventa ancor di più un fattore soprattutto al Roland Garros, dove si devono vincere tre set per conquistare la partita. 

Fosse stato un Master 1000, Jannik avrebbe chiuso la pratica Cerundolo ancor prima di accusare il crollo. Come ammesso dall’altoatesino dopo la prematura uscita a Parigi, «dovrò fare degli accertamenti». Ovviamente, ha aggiunto. Sinner si prenderà le settimane di pausa verso Wimbledon (inizierà tra un mese, il 29 giugno) per evitare altri episodi.

Ma quante persone al mondo sono interessate da questa mutazione, come Sinner? «Se parliamo di capelli rossi, circa l’1-2 per cento della popolazione mondiale, un dato molto legato alla variabile geografica». La dottoressa, poi, sottolinea che esistono «evidenze scientifiche ampiamente validate relative all’impatto funzionale di MC1R nelle attività della pelle e non a livello di altri organi e apparati. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che persone con varianti di MC1R possono avere talvolta una maggiore percezione del dolore». 

Questo gene incuriosisce i medici, è una materia ancora in parte da scoprire. La strada dal laboratorio a un campo da tennis è lunghissima, tortuosa, «altre ricerche, condotte però solo sui topi, evocano la possibilità di un diverso metabolismo del muscolo in questi individui». La vera sfida di Jannik ora è trovare una risposta, perché ogni caduta racconta dove si può migliorare ancora. Anche ai più forti.

30 mag 2026 | 07:10

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