DALLA NOSTRA INVIATA
NAPOLI — Non è la stessa spiaggia, men che meno lo stesso (tratto di) mare. Però a Napoli, tre mesi scarsi dopo le regate preliminari della Coppa America numero 38 a Cagliari, finisce nello stesso modo. Luna Rossa chiude in testa la classifica delle prove di flotta, davanti ai kiwi di Team New Zealand, che l’anno prossimo metteranno in palio la vecchia brocca d’argento tra Castel dell’Ovo e Capo Posillipo. E poi, nella regata per la coppetta disputata con la formula classica di questo evento, cioè il match race uno contro uno, strapazza il defender, che portato via dal Golfo di Hauraki sembra aver perduto il suo storico vantaggio.
Sono pre-regate, d’accordo, il gioco si farà duro da fine maggio 2027 con l’inizio della selezione degli sfidanti, la Vuitton Cup, però vincere fa sempre bene al morale, conferma il trend cominciato in Sardegna, riempie di dubbi la testa della concorrenza, avvilisce chi è costretto ad osservare, di Luna Rossa, solo e sempre la poppa.
In finale, i ragazzi messi in barca da Max Sirena si prendono il lato sinistro del campo di regata, quello che volevano: hanno nel motore la coppia dei sogni Burling-Gradoni, il veterano e il talento 22enne, che in partenza bagnano il naso ai rivali kiwi, Outteridge-Menzies; regolano le vele, senza sbavature, Maria Giubilei e Gianluigi Ugolini, partner sul Nacra nelle classi olimpiche e anche nella vita. In netto vantaggio, la Luna imposta la finale a match race come piace a lei: manovre pulite, un volo solido senza troppe oscillazioni. Team New Zealand, costretto all’inseguimento, si ritrova al guinzaglio degli italiani, che portano gli avversari dove vogliono. I dieci secondi di vantaggio al primo gate restano una costante mentre i kiwi provano a ricucire uno svantaggio incolmabile. Chiuderanno, dopo sei lati, a +17”. La seconda Luna, quella di Porro-Antoniazzi timonieri e Marchesini-Santi trimmer finisce sesta nel ranking di flotta.
Luna Rossa senior ha proiettato la sua ombra su queste regate sin dalla practice race di giovedì, dominata. Da allora, in otto prove di flotta (la prima è stata annullata per mancanza di vento): quattro vittorie, due secondi posti, un terzo e un sesto posto, lo scivolone veniale della doppia manovra in boa che aveva fatto perdere agli azzurri contatto con i rivali, costringendoli al ritardo sulla linea d’arrivo. Se Burling e Tita erano stati efficaci a Cagliari, Burling e Gradoni sono gli eroi di Napoli. Con il totem kiwi intoccabile, la sensazione è che – ora – il giovane Marco Gradoni sia in vantaggio sull’esperto Ruggero Tita per il timone di sinistra. Bene anche Maria Giubilei, che non era obbligatorio schierare sull’Ac40 però lancia una serissima opa per la regolazione delle vele sull’Ac75. Ma le scelte definitive di Max Sirena sono in là da venire.
Sono, fin qui, prove tecniche di America’s Cup lunacentriche, non è detto che tra sette mesi i rapporti di forza rimangano immutati. I francesi di la Roche Posay, terza forza a Napoli, hanno rialzato la testa ma anche scuffiato due volte in 48 ore, gli americani di Arc Team Usa – al debutto – hanno battuto un colpo, il challenger of records Gb1 ha fatto solo disastri, turbato da uno scontro in allenamento con il gommone di Alinghi; la barca mista giovani e donne scomparirà dalla flotta, entrando nelle coppe dedicate (Youth e Women’s America’s Cup). Vincere aiuta a vincere, ed è un balsamo per l’anima se succede davanti a Patrizio Bertelli, presidente di Prada e armatore della Luna, e ai tifosi di Napoli, che hanno partecipato all’evento con l’entusiasmo e il calore che ci si aspettavano. E che hanno giustificato l’arrivo della Coppa America in Italia, per la prima volta in 176 anni di storia.
27 settembre 2026, 16:49 - Aggiornata il 27 settembre 2026 , 16:57