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Banfi: "Un medico in famiglia? Racconterei una famiglia più inclusiva"

Banfi: "Un medico in famiglia? Racconterei una famiglia più inclusiva"

"Io dico sempre: facciamo un'ultima stagione di cinque puntate, non di più, che sia l'addio della famiglia Martini. Sarebbe bellissimo far vedere una famiglia contemporanea, affrontare temi come l'omosessualità restando però fedeli allo spirito della serie". Lo ha detto Lino Banfi parlando di una nuova stagione della serie Un medico in famiglia. Ospite all'Italian Global Series, l'attore ha ricordato il successo della fiction e il ruolo di Nonno Libero: "Ultimamente la gente non diceva più "guardiamo Un medico in famiglia", ma "guardiamo Nonno Libero". È una cosa che mi raccontò anche Giulio Andreotti: alla fine era lui a dire alla moglie "andiamo a vedere Nonno Libero. In un momento in cui c'erano Dallas e Dynasty, noi raccontavamo la famiglia italiana vera. Oggi si potrebbe rifare con la mentalità di adesso, facendola scrivere ai giovani".
    Banfi racconta anche l'emozione provata tornando sul set di Cinecittà: "Sei o sette mesi fa sono passato davanti alla casa Martini e mi sono commosso vedendo l'albero che avevamo piantato in una scena tanti anni fa. Era diventato grandissimo". Intanto l'8 luglio andrà in onda su Raiuno il documentario "Lino d'Italia - storia di un itAlieno". "Quando sentii parlare di un docufilm sulla mia vita dissi: "Lo faccio io. Chi meglio di me può raccontarla? Ho proposto di non chiamarlo né documentario né lungometraggio, ma "largometraggio", date le mie misure", ha scherzato Banfi. Il documentario, ha raccontato, nasce da un'idea precisa: "Ho voluto mettere in scena tre personaggi: Pasquale Zagaria, che sono io prima di diventare Lino Banfi; Lino Banfi; e mio padre, con cui avevo lasciato un discorso sospeso. Ho chiesto di girarlo al Teatro Petruzzelli, raccontando direttamente la mia storia". L'attore ha ringraziato la Rai per aver sostenuto il progetto: "Non me l'aspettavo. Mi ha fatto piacere che abbiano accettato anche un titolo come Storia di un itAlieno, che qualcuno poteva considerare perfino pretenzioso. Forse è arrivato il momento del raccolto, dopo tutto quello che ho seminato".
    Sul rapporto con il pubblico, Banfi ha concluso: "Mi stupisce che vogliano abbracciarmi e fare una foto con me sia un bambino di cinque anni sia un nonno di ottanta. Vuol dire che non c'è età per uno come me". Lino Banfi ha poi ricordato lo speciale rapporto con Papa Francesco: "Con Papa Francesco siamo diventati amici. Un giorno gli chiesi di poter diventare il suo giullare e lui mi rispose: "Da oggi è assunto, mi racconti una barzelletta.
    Con Benedetto XVI c'era il rispetto dovuto al Pontefice. Con Papa Francesco invece ci siamo abbracciati subito, mi accarezzava, mi dava la benedizione: è stata tutta un'altra cosa".
    Banfi ha raccontato anche di aver confidato al Papa una richiesta della moglie, malata: "Mi aveva detto: "Visto che vai dal Papa, chiedigli se può farci morire insieme, perché uno senza l'altro non reggerebbe". Papa Francesco mi rispose: "Magari avessi questo potere. La mia benedizione ce l'avete, pregate per me". Da quel momento, ha proseguito, nacque un rapporto di amicizia fino ad una richiesta insolita: "Gli dissi che avevo bisogno di un Oscar e che l'unico premio che poteva darmi era una foto a braccetto con il Papa. Si alzò, prese il bastone e facemmo quella foto. Quando se n'è andato ho sentito la mancanza come fosse un parente". 
   

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