Economia

Data center e reti al test di resistenza energetica

Data center e reti al test di resistenza energetica

Nella corsa ai data center per l’intelligenza artificiale, la risorsa più scarsa non sarà l’energia, ma la rete capace di portarla dove serve. La crescita dell’Ai, infatti, alza la domanda elettrica proprio mentre la transizione energetica aumenta il peso di fotovoltaico ed eolico, a una produzione variabile. «I sistemi di accumulo stanno diventando essenziali nella transizione energetica — dice Gianluca Marini, vice presidente esecutivo di Cesi Consulting, multinazionale italiana partceipata da Enel e Terna, leader nella consulenza e nel testing per il settore elettrico —. Non solo consentono di integrare in modo più efficiente la generazione rinnovabile, ma aumentano la flessibilità e la resilienza delle reti. Occorre progettare e integrare accumulo, generazione, grandi consumi e infrastrutture elettriche come un unico ecosistema». 

Secondo l’International Energy Agency (Iea), i data center hanno consumato circa 415 terawattora nel 2024, l’1,5% della domanda elettrica mondiale. Entro il 2030 il consumo potrebbe più che raddoppiare, arrivando a circa 945 terawattora l’anno. Buona parte dell’incremento sarà legata ai sistemi di calcolo accelerato utilizzati per l’Ai, il cui consumo è previsto crescere di circa il 30% l’anno nello scenario base. E non conta solo quanta energia servirà, ma soprattutto dove. I data center concentrano infatti grandi quantità di potenza in aree specifiche, mettendo sotto pressione le reti locali. È già evidente negli Usa: quasi metà della capacità dei data center è concentrata in cinque cluster regionali.
Anche l’Italia è entrata nella corsa. Secondo Terna, lo scorso agosto le richieste di connessione alla rete di trasmissione nazionale per nuovi data center erano circa 530, per una potenza complessiva di 95 gigawatt. Non significa che verranno realizzati 95 gigawattora di nuovi impianti: si tratta di richieste ancora nei processi di connessione. Il dato segnala però la dimensione potenziale della domanda e la crescente competizione per l’accesso alla rete. La scelta del sito diventa così una delle decisioni cruciali dell’intero progetto. A complicare il quadro c’è la stessa evoluzione dei sistemi Ai. Le nuove macchine concentrano sempre più capacità di calcolo in rack ad alta densità energetica. Crescono di conseguenza le esigenze di alimentazione, protezione, ridondanza e raffreddamento. Anche l’affidabilità è decisiva.

Intanto, cresce la generazione rinnovabile. Solare ed eolico non producono però energia necessariamente quando la domanda è più alta. È qui che entrano in gioco i sistemi di accumulo a batteria. «Data center e accumuli sembrano due mondi lontani — dice Matteo Biello, direttore mercato Italia  di Cesi Consulting Italia —. Uno consuma energia, l’altro la conserva. In realtà si incontrano sulla stessa rete. Progettarli insieme anziché separatamente può ridurre i picchi di prelievo, accelerare le connessioni e sfruttare meglio le infrastrutture esistenti. È un cambio di mentalità, prima ancora che tecnologico».
La corsa alle batterie è già iniziata. Nel 2025, dice la Global Energy Review 2026 della Iea, sono stati installati nel mondo 108 gigawatt di nuova capacità di accumulo, il 40% in più dal 2024. Nello scenario Net Zero, lo storage globale debba arrivare a circa 1.500 gigawatt entro il 2030, di cui 1.200 gigawatt attraverso batterie.
Anche l’Italia dovrà aumentare sensibilmente la capacità di accumulo. Gli scenari Terna-Snam indicano per il 2030 un fabbisogno complessivo di circa 122 gigawattora, comprendendo pompaggi esistenti, piccoli sistemi, capacità già assegnata e circa 50 gigawatt di nuovi sistemi di grande taglia. La nuova capacità necessaria è sui 71,5 gigawattora. Per accelerare gli investimenti, l’Italia ha introdotto il Meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico. La prima asta ha contrattualizzato 10 gigawattora di capacità utility-scale per la consegna nel 2028, l’obiettivo è arrivare a 50 nel 2030.
È qui che data center e accumuli s’incontrano. Il primo è un grande carico che richiede continuità e qualità; il secondo è una risorsa flessibile, capace di assorbire o restituire energia quando serve. Perciò la soluzione non è soltanto costruire più infrastrutture, ma anche progettarle insieme. Dice Marini: «Da un lato cresce la domanda di energia legata al digitale e all’Ai, dall’altro serve maggiore flessibilità per integrare una quota sempre maggiore di generazione rinnovabile. La sfida è progettare reti capaci di connettere queste infrastrutture».

29 set 2026 | 11:38

Potresti esserti perso