L’economia dell’Eurozona continua a crescere e ad agosto trova un nuovo motore nella manifattura. L’indice Pmi elaborato da S&P Global per il settore è salito a 52,8 punti dai 51,9 di luglio, raggiungendo il livello più alto degli ultimi 51 mesi. Restano invece fermi i servizi, con l’indicatore invariato a 51,7 punti. Il Pmi composito, che riassume l’andamento dell’attività economica privata, è passato da 52 a 52,1, massimo da nove mesi.
La soglia dei 50 punti separa convenzionalmente la crescita dalla contrazione. I dati preliminari di agosto indicano quindi un’espansione dell’economia dell’area euro, sostenuta soprattutto dal miglioramento dell’industria dopo una lunga fase di debolezza. Secondo S&P Global, il ritmo segnalato dall’indagine sarebbe compatibile con una crescita del Pil intorno allo 0,3% nel terzo trimestre.
Il segnale più significativo arriva dalla domanda. Gli ordini destinati all’esportazione sono tornati ad aumentare per la prima volta in quattro anni e mezzo, contribuendo all’incremento della produzione manifatturiera. Anche l’occupazione ha ripreso a crescere: le aziende dell’Eurozona hanno aumentato il personale per la prima volta dall’inizio dell’anno.
«Un solido incremento delle attività dell’economia privata ad agosto prepara la zona euro a una crescita del Pil di circa lo 0,3%», spiega Chris Williamson, chief business economist di S&P Global Market Intelligence. «Il settore manifatturiero è di nuovo il protagonista, con l’espansione maggiore degli ultimi quattro anni e mezzo, mentre il terziario continua a fornire sostegno dopo le difficoltà del secondo trimestre».
Dietro il recupero industriale non c’è però soltanto una maggiore domanda. La produzione è stata sostenuta anche dall’accumulo delle scorte, mentre la crisi in Medio Oriente ha provocato nuove difficoltà nelle catene di fornitura e ritardi nelle consegne. A spingere l’attività sono stati inoltre gli investimenti nei beni tecnologici collegati all’intelligenza artificiale e la maggiore domanda di attrezzature generata dall’aumento della spesa per la difesa.
Questi fattori hanno favorito soprattutto la Germania, che ha registrato livelli particolarmente elevati di produzione industriale e aspettative più ottimistiche. Il quadro appare meno favorevole in Francia e nel resto dell’area euro, dove le prospettive delle imprese si sono indebolite.
Nel terziario, la crescita è stata sostenuta dalla spesa per turismo. Il contributo più consistente è arrivato dai Paesi esterni alle due principali economie dell’Eurozona, Germania e Francia, dove l’attività dei servizi ha registrato l’incremento più forte da oltre tre anni.
Il miglioramento degli indicatori correnti non si è però tradotto in un analogo aumento della fiducia. Le aspettative delle aziende per i prossimi dodici mesi sono scese ai minimi da tre mesi e rimangono inferiori alla media storica. Il peggioramento si è concentrato nei servizi, mentre nell’industria la fiducia è salita al livello più alto degli ultimi sei mesi.
L’inflazione rallenta, ma i tassi restano un’incognita
Dal fronte dei prezzi arrivano indicazioni moderatamente favorevoli. Nonostante il livello ancora elevato dei listini continui a frenare la domanda, le pressioni inflazionistiche hanno mostrato nuovi segnali di rallentamento. L’aumento dei prezzi di vendita nei servizi è sceso al minimo dell’anno, già toccato a marzo, mentre è diminuita anche l’inflazione dei beni.
Il quadro non sembra tuttavia sufficiente per garantire un rapido allentamento della politica monetaria. La crescita del Pil nel terzo trimestre, il ritorno delle assunzioni e un’inflazione ancora elevata rispetto alla media storica potrebbero indurre la Banca centrale europea a mantenere un atteggiamento prudente e restrittivo.
Il dato di agosto consegna quindi un’economia europea più resistente delle attese, con una manifattura finalmente tornata al centro della crescita. Ma il calo della fiducia, le tensioni nelle catene di approvvigionamento e l’incertezza sui tassi mostrano come la ripresa rimanga ancora esposta a rischi.
21 ago 2026 | 11:16