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Irlanda nel caos per le partite di Nations League contro Israele: il portiere che si rifiuta di giocare, le polemiche. Cosa succede

Irlanda nel caos per le partite di Nations League contro Israele: il portiere che si rifiuta di giocare, le polemiche. Cosa succede

Gavin Bazunu nella vita fa il portiere, gioca nel Bolton, in Championship (la serie B inglese). Ha origini nigeriane ma ha scelto la maglia dell'Irlanda e nel 2021 ha parato un rigore a Cristiano Ronaldo. Ha 24 anni e poco più di 70mila follower su Instagram, che probabilmente aumenteranno in queste ore. Bazunu, infatti, ha deciso di boicottare le due partite di Nations League che l'Irlanda giocherà contro Israele, la prima domenica a Debrecen (Ungheria), la seconda a Backa Topola, in Serbia. Non scenderà in campo in segno di protesta per le atrocità commesse a Gaza, l'unico ad aver preso questa scelta dopo una lunghissima votazione di squadra. Per quattro ore la hall dell'albergo che ospitava gli irlandesi è stata teatro di accese discussioni e votazioni che hanno fatto slittare l'allenamento e anche la conferenza stampa. Un caos, ma si gioca. Esulta la federazione israeliana: «Il calcio ha vinto». 

Prevedibile, da almeno sette mesi, cioè da quando lo scorso 12 febbraio è stato sorteggiato il calendario. Da allora la Federazione calcistica irlandese (Fai) è stata sottoposta a pressioni affinché boicottasse gli incontri. A maggio alcuni importanti calciatori si sono uniti a personaggi del mondo dello spettacolo in una campagna di Irish Sport for Palestine. A novembre il 93% dei membri della Fai ha votato affinché la dirigenza facesse pressione sulla Uefa per sospendere Israele dalle competizioni. La lettera, intitolata «Stop the Game», è stata firmata dai giocatori della League of Ireland, dall'ex allenatore della nazionale maschile Brian Kerr e da Louise Quinn, due volte vincitrice del premio di miglior giocatrice dell'anno. 

Anche le organizzazioni internazionali per i diritti umani sono scese in campo: «È inconcepibile che Israele partecipi nonostante la federazione calcistica israeliana continui a sostenere gli insediamenti illegali — ha dichiarato Amnesty International in un comunicato —. Quando le regole vengono violate, quando l'occupazione, l'apartheid e il genocidio sono in corso, non possiamo voltarci dall'altra parte». 

Non si è nascosto il primo ministro irlandese Micheál Martin: «Siamo stati critici e ci siamo opposti con forza alla politica del governo israeliano, in particolare a Gaza. Abbiamo condannato anche l'attacco di Hamas contro Israele, che è stato assolutamente orribile — le sue parole all'Irish Times —. Credo che lo sport sia un ambito che può presentare delle difficoltà quando si scontra con la politica». A febbraio l'amministratore delegato della Fai, David Courell, aveva spiegato come la Nazionale non avesse altra scelta se non quella di adempiere ai propri obblighi, pena una potenziale squalifica da future competizioni. La scorsa settimana, il commissario tecnico dell'Irlanda, Heimir Hallgrimsson ha affermato che la sua squadra «giocherà contro il genocidio». 

Parole che hanno fatto infuriare Israele, la cui federazione calcistica ha prontamente replicato su X: «Abbiamo dato il nostro contributo al mondo e all'umanità in innumerevoli campi, guadagnandoci un numero impressionante di premi Nobel. Purtroppo non abbiamo ancora trovato una cura per la stupidità, l'ignoranza e l'ipocrisia dimostrate dall'allenatore della nazionale della Repubblica d'Irlanda». I giocatori di quest'ultima non osserveranno alcun impegno con la stampa e scenderanno in campo con il lutto al braccio per le numerose vittime del conflitto. Inoltre tutti i proventi del match e i singoli compensi verranno devoluti in beneficenza. Ma non solo: non ci sarà nessuna stretta di mano con gli israeliani, neanche il consueto scambio di gagliardetto prima del calcio d'inizio, o il solito scambio maglie alla fine. Tensione altissima. 

Lo spogliatoio irlandese ha rilasciato solo brevi dichiarazioni: «Non credo che la partita dovrebbe disputarsi», ha tuonato Knight. Il difensore Dara O'Shea ha affermato che la sua squadra si trova in una «situazione difficile. Non appena la Fai, il governo e la Uefa hanno deciso la partita, sapevamo che ci saremmo trovati in una posizione difficile. Ci sentiamo esposti».

26 settembre 2026, 18:13 - Aggiornata il 26 settembre 2026 , 19:50

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