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Pagelle F1 Gp Baku: Russell praticamente perfetto(10); Verstappen ha fame di vittorie (9); Hadjar grande ritorno (9)

Pagelle F1 Gp Baku: Russell praticamente perfetto(10); Verstappen ha fame di vittorie (9); Hadjar grande ritorno (9)

Quello di Baku è un circuito che può offrire a lungo uno spettacolo «piatto», se non perfino noioso. Ma ha sempre il colpo in canna di incidenti, bandiere gialle e safety car che all’improvviso rivoluzionano tutto o quasi. È stato così pure nel Gp del 2026 e George Russell può gioire per essere scampato alla trappola azera: dopo aver dominato, avrebbe potuto perdere. Ma ha vinto, Mvp del fine settimana.

L’Araba Fenice della F1. Dopo la scoppola di Madrid — e le altre botte incassate da Kimi Antonelli — ha il grande merito di essersi presentato in pista con l’idea di resettare tutto e di provarci ancora. Risultato: un week end perfetto, il trionfo era prenotato dalla pole position. Ottimo pure nelle ripartenze dopo due safety car — il perfido test del destino —, ma nel finale ha dovuto tenere a bada Verstappen in versione orco affamato: è stata una prova da Ulisse nell’Odissea. Lo scarto nel Mondiale da Antonelli rimane ampio (66 punti), però a Baku, visto anche l’epilogo fausto, ha imparato che non è finita finché non è finita.

Lo squalo ha fame di vittorie, in questa stagione non le ha ancora assaggiate. Scordatevi che Max non faccia sempre il possibile per centrare il fatidico P1, soprattutto se le terga da azzannare sono quelle del (a lui) poco simpatico Russell: tuttavia per togliersi lo sfizio deve ripassare. Ma che «garona» la sua…

Anche lui aveva fame, nel suo caso dopo un digiuno di F1 di sei settimane a causa di un incidente a un polso. Isack, visto che Lawson (sostituto provvisorio prestato dalla Racing Bulls) aveva cominciato a trovarsi a suo agio sulla RB22 diventando una potenziale minaccia, è rientrato con ferocia e si è preso un gran podio. Però quanti scrupoli quando aveva la chance di rendere il sorpasso a Verstappen: nei messaggi via radio pareva Fantozzi al cospetto del Megadirettore Galattico.

Rispetto alla «rimontona» di Monza, quella di Baku è una «rimontina» (da 16° a 5°, grazie anche alle cavolate e ai colpi di sfortuna altrui). Però tutto fa brodo e i 10 punti messi in cascina riducono i danni dell’errore in qualifica che ha pregiudicato in negativo il verdetto del Gp. Quella «murata» nel Q1 vale di sicuro uno «svegliotto» a Kimi, però la forza di un leader del Mondiale deve anche essere quella di voltare subito pagina.

Nonostante lo scarto netto da Russell, la prima fila del venerdì (giorno insolito per la definizione della pole position) aveva aperto la finestra del balcone di Charles su qualche sogno. Ma il vento di Baku l’ha brutalmente chiusa. La Ferrari di quest’anno in linea di massima ha reso di più in gara che in qualifica, tuttavia stavolta c’è stato un appiattimento, se non un regresso. Charles avrebbe visto il podio solo se la sfiga si fosse accanita almeno con uno dei tre davanti: non è accaduto e per la Rossa è il quinto Gp senza un «top three».

Sul suo fronte non si rammenta nulla di memorabile. Il vero pericolo è che Lewis, dopo un balzo all’insù dell’umore in questi mesi, rimetta il broncio e si ammosci. Reclamava via radio carenza di energia nella parte elettrica della power unit: gli assumeranno un tecnico dell’Enel…

Si fuma il podio con un errore che lo scaraventa in retrovia, una gattabuia dalla quale non sarebbe evaso nemmeno Henri Charrière, alias Papillon. Peccato perché fino a quel momento aveva guidato come l’Oscar dei giorni migliori.

Finisce «birillato» assieme a Gasly da Colapinto nel crash alla curva 1: il ritiro è una mazzata ingiusta. Ma fino a quel momento non era stato nel mood di un grande Gp. Per tutto il week end azero è pure rimasto alle spalle di Piastri.

Rovina sé stesso, Lando Norris, il compagno di squadra Pierre Gasly e soprattutto l’Alpine, che passa da una potenziale doppia presenza nel “top ten” a un bilancio da zero punti molto duro da digerire. Dopo una serie di gare in crescendo, Franco il gaucho si crede al bowling e fa strike. Norris va giù pesante («Non dovrebbe stare in F1, va fermato») ed è solo l’antipasto — immaginiamo — di quello che avrà udito da Flavio Briatore nel debriefing.

È ormai licenziato — alla Haas arriverà al suo posto Rafael Câmara, brasiliano, talento della Ferrari Driver Academy —, ma dopo ben 8 gare senza andare a punti ritrova un po’ di gloria con l’ottavo posto. Sapere di essere out scatena l’orgoglio? Forse sì.

Nessuna ipocrisia: non è né reato né vietato proporsi a una squadra, soprattutto se la F1 comincia, per tua stessa ammissione, a mancarti. Ma Chris Horner, già team principal della Red Bull vincitutto, nell’offrirsi alla Ferrari (tramite il Times) non lo ha fatto con stile impeccabile: furbo e un po’ «paraculo», è parso più un piazzista pronto a mettere sul piatto anche lo sconto davanti al quale non si può dire di no (nel suo caso, la rinuncia a quote societarie). Detto questo, se fossimo nei panni della Rossa ci penseremmo…

Lungo le rive del Mar Caspio non stava vivendo uno dei momenti più ispirati. Ma, come in uno spettacolo pirotecnico, il meglio arriva nel finale: il suo epilogo è stato illuminato e illuminante. Diciannovenne dalle mille risorse.

Un punto «di rapina», come il centravanti che non combina nulla per tutta la partita ma azzecca la zampata al 90° minuto. Un anno fa Carlos a Baku centrava il suo primo podio al volante della Williams: stavolta il bottino è molto più misero, però di sicuro non sta a sottilizzare.

La frase più adatta l’ha usata Flavio Briatore: «Una tragedia di macchina».

«Se non avessi commesso quell’errore avrei fatto la pole», Nando dixit (ridendo), dopo le qualifiche. Assunto per lo Zelig, così magari la pianta di farsi prendere per il naso dall’Aston Martin.

Vista la passione per i muri, hanno aperto una società per fare assieme, appunto, i muratori. Ma Valtteri, il ciclista-pilota, prima di schiantarsi non aveva mancato di essere ultimo di quelli ancora in gara, ad un certo punto staccato di 21 secondi dal penultimo, il non meno derelitto Perez. Il messicano Sergio da tempo è vittima di incubi notturni ed è assillato da una domanda: «Chi me l’ha fatto fare di firmare per la Cadillac?».

26 set 2026 | 18:17

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