Siamo indietro nella corsa all’Intelligenza artificiale. È persino stucchevole ripeterlo. Ma in un rapporto della banca olandese Ing, basato sulle cifre di richieste di energia dell’agenzia internazionale di settore (IEA), gli Stati Uniti raddoppieranno la capacità di data center entro il 2030. L’Europa crescerà appena del 75%. Ma la sorpresa arriverà dalla Cina. Dove la capacità diventerà maggiore di 2,5 volte. E sebbene la Silicon Valley sia impegnata in una battaglia anche comunicativa per ribadire il suo primato incontestabile, dovremmo volgere più spesso lo sguardo verso Pechino. Incredibile vederne l’evoluzione scientifica e industriale nell’era digitale. Mentre in Europa si amplifica l’incapacità di dialogo con dibattiti politici territoriali focalizzati su sovranismo e immigrazione, le notizie estive confermano l’ascesa irreversibile del Dragone. Le immagini del robot che batte il record di Usain Bolt sono una metafora viva della gara a cui stanno partecipando fuori dai propri confini. Ne sanno qualcosa i 110 mila dipendenti di Volkswagen lasciati a casa per colpa delle case di produzione fermate ai blocchi di partenza nella corsa alle nuove auto, dove invece le varie BYD, MG e Chery cinesi stanno correndo ad ampie falcate dopo essersi allenate nel mercato interno. Ma qualcosa di più pericoloso (almeno per la nostra competitività) sta accadendo anche fuori dalle fabbriche cinesi.
Casi disparati fino a pochi anni fa, ora le università cinesi sono entrate stabilmente nei vischiosi ranking accademici. Ben 12 università su 100 (erano meno della metà a inizio secolo) hanno conseguito meriti nei parametri fondamentali richiesti da ranking come QS, che analizza numero di articoli scientifici prodotti dai docenti, citazioni, brevetti e qualità dell’insegnamento e dell’impatto degli alunni. Parametri che sono misure della capacità di fare innovazione.
Se l’ascesa è figlia di una scelta politica che sta facendo nascere una misteriosa forma ibrida di capitalismo (difficile, per noi occidentali, immaginare quest’ultimo senza le premesse fondamentali che lo fondano: diritti di proprietà, libero mercato, diritti e democrazia), il risultato è oggettivamente impressionante.
A suo tempo fu chiamato soft power. Vale a dire quel concetto lanciato agli inizi degli anni Novanta dal politologo americano Joseph Nye. Il potere esercitato senza apparente coercizione che, mescolato con la tecnologia, dovrebbe far suonare in Europa più di un campanello d’allarme. La cosa più sorprendente è la modalità con cui i prodotti cinesi si stanno inserendo nel nostro mercato: la loro capacità di fare innovazione nel modo più moderno del termine, in modo aperto. Così come il Giappone ci aveva conquistato negli anni ’80 con la qualità totale attraverso Sony, Nintendo, Toyota, Mitsubishi che spaziavano dall’intrattenimento alla componentistica dei macchinari, la Cina lo sta facendo succhiando dati di consumatori desiderosi di usare servizi innovativi in epoca digitale. La cifra dell’epoca che stiamo vivendo è proprio la capacità dei prodotti di insinuarsi nelle app dei nostri smartphone e sviluppare innovazioni attraverso le interazioni con i propri utenti e clienti.
Con i suoi prompt, l’AI generativa è emblema di questa interazione che produce creatività e innovazione tra la macchina e Sapiens. E su questo punto fondamentale la Cina, che ha innalzato la «grande muraglia digitale» a fine anni 90 replicando Amazon, Google e Facebook, con Alibaba, Baidu e Tencent, ha capito esattamente il da farsi. Alla fase di sviluppo iniziale nel mercato cinese è seguita poi la fase di penetrazione globale che osserviamo in questi giorni.
TikTok è forse l’esempio più eclatante, da cui i maldipancia di Trump negli ultimi anni. Considerata nel settore musicale «la nuova Mtv» in quanto è diventata la piattaforma per lanciare e ascoltare musica con i suoi 155 miliardi di dollari di ricavi e 33 miliardi di utile netto, è un vero e proprio colosso del mondo dell’entertainment che coinvolge uno su tre europei e due su tre americani. Un altro contesto dove le interazioni sono sistematiche è il mondo del betting sportivo, tra i più opachi ma che oramai sponsorizza in modo massivo squadre di vari campionati europei. Per non parlare delle piattaforme di ecommerce come quella di moda Shein oppure quella generalista Temu, che cumulano in Europa intorno a 150 milioni di utenti attivi ciascuna.
Questa apertura aiuta la Cina a imparare i nostri bisogni, i nostri gusti e le interazioni fanno il resto per cogliere abitudini e preferenze nel tempo. E, non a caso, i nuovi modelli di AI generativa lanciati dalla Cina hanno adottato l’open source, all’opposto della chiusura dei tanto criticati modelli americani dominanti ChatGPT e Claude. Le varie DeepSeek e Qwen, che hanno fatto tremare le borse e i titoli delle big tech un anno mezzo fa, stanno penetrando il mercato con l’incentivo di un costo relativamente basso e soprattutto la possibilità di usare, modificare e installare poi il modello senza dipendere totalmente dal fornitore. Vale sempre la regola che «se il servizio non ha prezzo, il prodotto sei tu» e i nostri dati entrano a far parte dell’addestramento che permetterà al fornitore cinese di turno di capire ancora di più cosa ci serve per poi fornirlo in modo migliore.
Ma questa logica di apertura si applica anche alle automobili. Le macchine cinesi sono dei computer a quattro ruote che apprendono dai nostri stili di guida e che hanno raggiunto, oltre ai 3,5 milioni in casa, già quasi 200 mila auto immatricolate in Europa nel 2025. Dopo aver penetrato il mercato cinese, i colossi del settore entrano nel mercato europeo con l’obiettivo di conoscere gli automobilisti occidentali.
Insomma, la Cina ha definitivamente buttato il guanto della sfida scientifica e industriale. L’America ne è ben consapevole, come dimostrano le mosse scomposte della reindustrializzazione trumpiana tra dazi e misure economico-finanziarie di vario genere. E l’Europa? I governi d’Europa sembrano impegnati più nella retorica della difesa di un potere ormai decadente. E il «si salvi chi può» delle varie cancellerie non appare la migliore delle strategie.
28 settembre 2026, 11:20 - Aggiornata il 28 settembre 2026 , 11:20