ASCANIO CELESTINI, 'PASOLINI UNA VITA, ANZI DUE' (Editori Laterza, pag. 217, euro 18,00).
Lo mette subito in chiaro Ascanio Celestini, con la sua consueta schiettezza: di Pasolini ce ne sono due. ''Il primo Pasolini è nato il 5 marzo del 1922. Questo Pasolini è stato ammazzato il 2 novembre del 1975''. Ma non è finita qui, anzi dal momento della sua drammatica morte, per altro in circostanze mai del tutto chiarite, è iniziata una sua seconda esistenza, quella di riflesso. ''Il secondo Pasolini è nato in quel preciso momento.
E ha cominciato a vivere al posto del primo. È finito sui giornali, in televisione, persino al cinema, ritratto nei poster, sulle magliette''. Questo secondo è il ''Pasolini direbbe che...Pasolini avrebbe detto che...se c'era Pasolini diceva..'' Parla di tutto e soprattutto tutti lo fanno parlare nel loro interesse. Anche perché, diciamolo, chiudere Pasolini e la sua opera monumentale in una gabbia ideologica o politica che rifletta i canoni conosciuti è veramente difficile. Pasolini era e rimane Pasolini, e chi lo vuole tirare per la giacchetta trascinandolo in dispute sociopolitiche usando le sue parole spesso troppo complesse ed originali per riflettere un punto di vista univoco, sbaglia. Non lo fa Ascanio Celestini in questo bel racconto della sua vita che a Pasolini sarebbe di certo piaciuto perchè è tutta una digressione tra i suoi mondi, quello che lo ha ispirato, quello che ha amato e da cui è stato ricambiato, gli amici, l'arte. C'è anche, e molto, la storia di quegli anni così difficili e controversi soprattutto nel momento in cui si vivevano, anni di rivolte studentesche e di terrorismo, anni di impegno sociale e di politica, di trasgressione e mercato. Anni contraddittori in cui Pasolini portava il suo punto di vista assolutamente originale, controcorrente, dissidente mi verrebbe da dire. E di questa dissidenza Celestini indaga l'anima più profonda, a partire dall'origine emotiva che affonda senza dubbio le sue radici nel rapporto col padre, con il fratello ucciso. C'è molta poesia e molto cinema in queste pagine, perchè in fondo, come sottolinea Celestini, sono la stessa cosa e lui stesso diceva di fare cinema di poesia, ma soprattutto perché era nel cercare l'essenza, in quello scarnificare che Pasolini dava il meglio andando all'osso delle questioni, penetrandone l'anima. È un Pasolini messo a nudo quello di Celestini, ed immerso nel brodo di un tempo distruttivo in cui però i tanti che si affacciano in queste belle pagine lo hanno molto amato, da Maria Callas a Laura Betti, da Alberto Moravia a Dacia Maraini, dalla madre Susanna alla cugina Graziella, dall'allievo Vincenzo Cerami ad Enzo Siciliano.
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