Sydney 2000, prima Olimpiade del nuovo millennio. Lei è Miroslava Vavrinec detta Mirka, ceca naturalizzata svizzera, mai oltre il n.76 della classifica. Lui è Roger Federer, tre anni più giovane, capelli lunghi raccolti in un codino, la tendenza a lanciare per terra la racchetta quando le cose si mettono male, segni particolari: futuro fuoriclasse. «Aveva 18 anni, io 21. A quanto pare, Roger decise subito che l’età era soltanto un numero. A Sydney cominciò a corteggiarmi. E, per fortuna, fu perseverante. Aveva zero titoli Atp all’attivo: sarei stata presente a tutti i 103 che sarebbero seguiti».
La love story più longeva del tennis ha festeggiato le nozze d’argento su uno dei campi in erba più nobili del circuito: a Newport, nel Rhode Island, è stata Mirka Federer a introdurre il marito nella Hall of Fame, facendo un discorso che è stato una vera e propria dichiarazione d’amore. Come Corinna Schumacher, Mrs Federer non ha mai dato interviste: non parlava in pubblico dalla Hopman Cup 2002, giocata al fianco di Roger quando erano coppia da poco. All’epoca, succedeva che aiutasse il boyfriend a registrare i colpi prima di una finale: «Anch’io ho giocato a livello professionistico, quindi Roger pensava che potessi aiutarlo a prepararsi. Ricordo ancora Andy Roddick che, scherzando dopo la finale di Cincinnati, disse: non posso credere di aver appena perso contro uno che si è fatto riscaldare dalla morosa...».
Si sarebbe ritirata presto Mirka, avviata allo sport da Martina Navratilova che le regalò la prima racchetta: colpa di un infortunio al piede. Contemporaneamente, con il fiorire dell’amore con la collega decolla la carriera dell’uomo dei 20 titoli Slam. La prima vittoria è del 2001 (Milano), il primo Slam del 2003 (Wimbledon); la prima coppia di gemelle, Myla e Charlene, arriva nel 2009, Leo e Lennart nascono nel 2014. Erano tutti presenti, a Newport, l’altra sera, con le lacrime agli occhi e un sorriso grande così. «Una delle prime cose che ho capito di Roger è che desidera sempre avere vicino le persone che ama — ha detto Mirka —. È una delle qualità che ho ammirato di più in lui, non soltanto come tennista, ma come persona». E poi l’aneddoto che lo conferma: «Quando scoprii che aspettavamo dei gemelli per la prima volta, dissi a Roger che probabilmente i miei giorni da globetrotter erano finiti. Senza esitare, mi rispose: beh allora resterò a casa anch’io e non giocherò più. Non stava facendo il drammatico: lo pensava davvero. Questo è Roger. La sua famiglia viene prima di tutto».
Hanno viaggiato con i passeggini, le pappe, i nonni e le tate, i Federer. E adesso che hanno 48 (lei) e 45 anni (lui), possono guardarsi alle spalle come se le pagine più belle di questa storia fossero ancora da scrivere. La parola a Federer: «Tra il ‘98, quando ho iniziato il mio percorso, e il ritiro nel 2022, ho indossato più di 5.000 fasce per la testa. Più di Borg e McEnroe messi insieme. E se questo vi sembra impressionante, sappiate che ho indossato più di 7.000 paia di calze. Forse il doppio dei miei avversari, perché avevo l’abitudine di metterne due paia. Una volta, al primo turno di Wimbledon, ero così nervoso che ne indossai addirittura tre paia. Me ne accorsi solo dopo la partita... Per me sono state incordate circa 10.000 racchette in cinque lustri. A 13 anni ero già innamorato del tennis da un decennio. I miei genitori mi raccontano che presi in mano una racchetta a tre anni: era di legno, di mio padre, e le palle erano ancora bianche. La chiamano Hall of Fame, ma la fama non è mai stata il mio obiettivo. Sono un bambino di Basilea che sognava di vivere la vita facendo la cosa che amo di più». Dopo Mirka.