Presentato il rapporto annuale Ocse sul lavoro, con una scheda di approfondimento su ciascuno dei 38 Paesi che fanno parte dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. L’Italia continua a guidare la classifica dei Paesi in cui le retribuzioni reali calano in di più. Rispetto al primo trimestre del 2021 abbiamo accumulato un -6,1%. Il problema è che, secondo l’Ocse, il calo continuerà nel 2026: meno 0,9%. I prezzi - complice anche la nuova fiammata sui costi innescata dalle tensioni nel Golfo Persico - stanno crescendo più degli stipendi.
Come si può affrontare l’anomalia italiana dei salari che non solo non crescono ma addirittura scendono? «Le questioni da affrontare sono essenzialmente tre - dice l’economista Ocse Andrea Garnero -. La prima è legata al fatto che l’Italia ha una struttura economica in cui hanno un ruolo molto importante i settori a più basso valore aggiunto. La seconda è legata al fatto con la contrattazione collettiva è troppo lenta nel recupero dell’inflazione. Perché i contratti sono rinnovati se va bene ogni tre anni. La terza riguarda il fatto che anche la contrattazione aziendale e individuale garantiscono ben pochi aumenti».
Passando dai salari all’occupazione, l’Ocse spiega che in Italia, il tasso di disoccupazione si è attestato al 5 % nel maggio 2026, raggiungendo così un minimo storico e in linea con la media Ocse (4,9 %). Il tasso di disoccupazione è diminuito di 1,5 punti percentuali nell'ultimo anno, in controtendenza rispetto al quadro generale osservato nella zona Ocse, dove la disoccupazione ha registrato un aumento in circa due terzi dei suoi Paesi. L'Italia fa parte del ristretto gruppo di Paesi dell’Europa meridionale, insieme a Grecia, Portogallo e Spagna, in cui la disoccupazione ha continuato a diminuire.