Nessun allarme dall’Ue sul gas. Anche questa volta il Gruppo di coordinamento per il gas, riunito giovedì 24 settembre, abbassa il livello di allerta senza segnalare rischi per la sicurezza dell'approvvigionamento europeo. Nella nota diffusa, la Commissione riferisce che Commissione e Stati membri hanno riconfermato la stabilità delle forniture di gas nell'Ue. Si legge nel documento: «Nonostante livelli di stoccaggio inferiori rispetto alla media storica, la fornitura di gas nell’Ue resta stabile».
I numeri spiegano però la cautela richiamata dalla Commissione. Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, la Germania è ferma al 57% (141 TWh), contro l'86,3% dell'Italia (175 TWh) e il 70,62% della media UE (quasi 799 TWh), a poco più di un mese dalla chiusura della campagna di riempimento. Il confronto con l'anno scorso è netto: al 9 settembre il riempimento medio europeo era del 67,33%, contro il 79,63% dello stesso giorno del 2025, e l'Italia, pur restando prima in Europa per volumi stoccati, era scesa dall'89,68% all'84,06%, recuperando poi nel mese.
Il quadro normativo lascia margini. Se il target vincolante resta il 90%, va detto che può essere centrato in qualsiasi momento tra il 1° ottobre e il 1° dicembre, con flessibilità che portano la soglia operativa all'80% in condizioni normali e al 75% nei casi più estremi. Già a inizio luglio il Gruppo aveva stabilito che un riempimento dell'80% è sufficiente a garantire le forniture per l'inverno. Per l'Italia, Snam punta a raggiungere il 90% entro fine ottobre.
La tenuta fisica del sistema, però, complice la crisi nel Golfo non si traduce in prezzi stabili. Il 24 settembre il contratto TTF per ottobre ha chiuso in rialzo del 5,74%, a 76,13 euro al MWh, dopo l'intervento del presidente iraniano Pezeshkian all'Assemblea generale dell'Onu. A inizio mese, secondo la Commissione, il gas in Europa quotava 71,40 euro al MWh, contro i 32 di un anno prima.