Economia

Susy Snider sui finanziamenti alle armi: «Se scegliamo di investire senza limiti, ci ritroveremo con una guerra senza limiti»

Susy Snider sui finanziamenti alle armi: «Se scegliamo di investire senza limiti, ci ritroveremo con una guerra senza limiti»

Migliaia di cittadini non sanno che i loro risparmi, i fondi pensione o le polizze assicurative possono direttamente o indirettamente finanziare la produzione di armi nucleari o convenzionali. Abbiamo chiesto a Susi Snyder, coordinatrice di Ican,  la Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari nonchè progetto vincitore del Premio Nobel per la Pace 2017, il perché di questo divario tra realtà finanziaria e consapevolezza pubblica.

Dice: «In genere non si pensa che aziende come Boeing e Airbus producano armi nucleari. Si può immaginare un legame con i grandi produttori di armamenti, come Leonardo o Lockheed Martin, ma le armi nucleari sembrano qualcosa di così pericoloso da non poter essere realizzato dal settore privato. Inoltre può essere davvero difficile scoprire cosa sostengano realmente i propri investimenti, e le modifiche alle norme su ciò che è considerato sostenibile non aiutano». 

Il rapporto di Banca Etica/GABV quantifica in 959 miliardi di dollari il settore degli armamenti, ma non distingue la produzione nucleare da quella di armi convenzionali. Come si spiega che i finanziamenti persistano anche tra i fondi che si dichiarano sostenibili?

«Le aziende coinvolte nell'industria delle armi nucleari non producono soltanto armamenti: si pensi, ad esempio, a Honeywell o a Huntington Ingalls Industries. La nostra ricerca ha dimostrato che 301 istituzioni  finanziano 25 produttori di armi nucleari; rispetto a questi produttori gli investitori detenevano 709 miliardi di dollari in azioni e obbligazioni, mentre 300 miliardi sono stati forniti loro sotto forma di prestiti e finanziamenti tramite emissioni di titoli. Il settore della difesa esercita forti pressioni sugli investitori affinché ignorino i rischi legati ai diritti umani o all'ambiente delle aziende produttrici di armi e si concentrino esclusivamente sull'investimento».

Quali sono i rischi?
«Investire in queste aziende significa esporsi a un più ampio spettro di rischi legati ai diritti umani e alla responsabilità legale. Le aziende coinvolte nella produzione di armi nucleari producono spesso anche altre armi, frequentemente utilizzate in modo indiscriminato e per reprimere i diritti umani. Nel giugno 2024 esperti delle Nazioni Unite hanno avvertito che le aziende che forniscono armi a Israele, tra cui BAE Systems, Boeing, General Dynamics, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Rolls Royce e RTX, rischiano di essere complici di gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario».

L'industria della difesa sostiene di meritare rating Esg elevati perché contribuisce alla "stabilità e alla sicurezza".

«Gli azionisti si trovano in una posizione unica per dialogare con le aziende che producono armi indiscriminate e sollevare preoccupazioni su tale produzione, sia attraverso l'engagement sia presentando risoluzioni pubbliche degli azionisti alle assemblee annuali. Le recenti modifiche alle regole sui criteri di sostenibilità e sui fondi sostenibili, in particolare nell'UE, hanno reso più facile per le aziende produttrici di armi portare avanti la narrazione secondo cui le armi sarebbero necessarie per i diritti umani». 

Cosa possono fare gli azionisti?  
«La "S" di ESG ha ricevuto meno attenzione, soprattutto da parte dei fornitori di servizi finanziari. Gli azionisti possono contribuire a risolvere questa lacuna chiedendo ai propri fornitori di servizi informazioni più numerose e di migliore qualità sull'impatto sociale, compreso l'impatto sui diritti umani, delle aziende prese in esame. I criteri di valutazione dovrebbero essere abbastanza ampi da riconoscere che la produzione di armi indiscriminate concepite per violare il diritto internazionale umanitario, non debba rientrare nell'universo investibile».

Come si valuta il rischio reale di un utilizzo del nucleare oggi, alla luce dei conflitti moderni e delle dinamiche globali? Penso all’Ai.
«Stiamo vivendo il momento più pericoloso per quanto riguarda i rischi legati alle armi nucleari. Le minacce sempre più frequenti, implicite ed esplicite, degli Stati dotati di armi nucleari,  rappresentano un rischio di proliferazione. L'integrazione dell'intelligenza artificiale e dell'apprendimento automatico nei sistemi di difesa in generale, compresi i sistemi di allerta precoce, quelli di comando e controllo e le reti di comunicazione, costituisce una minaccia terrificante per quanto riguarda il possibile uso delle armi nucleari. Il rischio è più alto che mai e il tempo per fermarlo sta finendo».

Merian Research sottolinea che "non esiste alcuna banca dati ufficiale" sul finanziamento globale delle armi. Serve una legislazione vincolante, come già avviene per le emissioni di carbonio?

«Penso che si possano trarre più insegnamenti dagli sforzi per impedire il finanziamento delle aziende del tabacco o dal quadro normativo che regola il settore farmaceutico, piuttosto che dalle complesse questioni legate alle emissioni di carbonio. Ogni industria produce emissioni di carbonio, ma una sola industria produce armi. Se guardiamo alle aziende del tabacco, non sono poi molte quelle coinvolte nella produzione e distribuzione di derivati del tabacco a livello mondiale. È una situazione molto simile a quella delle armi nucleari, in cui sono coinvolte solo poche decine di aziende. Abbiamo pubblicato l'elenco di quelle collegate all'industria delle armi nucleari e possiamo incoraggiare le istituzioni finanziarie a rendere pubblica la propria esposizione nell'ambito delle proprie valutazioni di rischio.

Un pensiero sul futuro? «Dobbiamo riconoscere una semplice verità: i mezzi di guerra non sono illimitati. Se scegliamo di investire senza limiti, ci ritroveremo con una guerra senza limiti e, conoscendo gli impatti interconnessi, complessi e cumulativi di qualsiasi uso di armi nucleari, ovunque avvenga, è un rischio che possiamo, e dovremmo, scegliere di evitare».

27 settembre 2026, 14:17 - Aggiornata il 27 settembre 2026 , 14:18

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