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A Bologna in via Paolo Fabbri le canzoni di Guccini a tutto volume

A Bologna in via Paolo Fabbri le canzoni di Guccini a tutto volume

Da via Paolo Fabbri 43 all'osteria Vito ci vuole meno di un minuto a piedi. La casa e la 'chiesa' di Francesco Guccini. Le due anime del 'Maestro', che si intrecciano nelle sue canzoni. "Però che Bohème confortevole giocata fra casa e osterie quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...", recitava in un verso di 'Bologna'.

La morte di Guccini, nella mattina d'agosto, ha dato come una scossa alla Cirenaica. Dal silenzio si è svegliata all'improvviso, quando dalle casse di un furgone delle consegne ha risuonato 'Farewell' a tutto volume. Davanti allo storico civico 43, dove Guccini ha vissuto fino al 2012, qualcuno ha già lasciato una margherita. Poi piano piano i fiori aumentano, così come i biglietti: "Ciao Francesco, con te va via la parte migliore della mia vita", si legge su un foglietto portato da una signora, Angela. "Mi ricordo una sera in cui ci cantò, che non era ancora edita, la canzone, mi sembra fosse una canzone o i versi, e non ricordo il nome, per quell'italiana che venne arrestata negli Stati Uniti ('Canzone per Silvia', sulla storia di Silvia Baraldini, ndr). Tanti ricordi. Saranno passati 20 anni, forse", racconta commossa Manuela Musiani, che abita proprio dietro la porta accanto alla casa di Guccini. A mezzogiorno da Vito arriva il primo cliente e Luca, che in osteria ci lavora da oltre 30 anni, tra 'servizi' e risate con Dalla, Jimmy Villotti, Ron, Comaschi, Vecchioni, Umberto Eco, che ancora ti guardano dalle foto appese al muro, lo fa entrare come niente fosse. Poi però si ferma un attimo e ricorda il "grande cantautore, ma soprattutto l'uomo, l'amico". "L'ultima volta è venuto a mangiare prima del Covid. Oggi lavoriamo - dice Luca - come quando è morto Dalla. Per noi è morto uno di famiglia. L'ultima volta che cantò, facemmo una festa a livello privato, in una saletta, cantò tutte canzoni non sue".

Non solo Vito, anche l'Osteria delle Dame, fondata nel 1970 in un'antica cantina nei pressi del torresotto di via Castiglione, era nel cuore di Guccini, nata dall'insolito connubio del cantautore con il frate domenicano Michele Casali. "Vito però era casa, Francesco aveva anche le chiavi" dice Alice Pagani, la titolare, nipote di Vito. "Ricordo quando suonavano qua dentro, facevano tardi fino alla mattina. Ricordo le loro canzoni meravigliose, soprattutto quanto erano spensierati. Perché si vedeva quanto si divertivano. Era un poeta". I muri di Vito parlano, raccontano una Bologna che non c'è più. Poesie, locandine, foto, soprattutto di Guccini e Dalla, che cantano, brindano, giocano a calcio. "Grande perdita. Eravamo già a Bologna, veniamo dalle Marche, tanti anni fa c'eravamo già stati. Stamattina alla radio abbiamo sentito che è morto, avevamo già intenzione di venire, e ora a maggior ragione c'è sembrato un modo per omaggiarlo", raccontano Marco e Laura. Poi c'è la campana, che solo Vito, lo storico proprietario, poteva suonare. Ora l'unica autorizzata a farlo è la figlia di Alice. "La cosa più bella era quando Vito suonava quella campana per far uscire la gente. Rimanevano sul tavolo le carte da gioco e le sigarette accese nei posaceneri - ricorda ancora Luca -. Guccini, Dalla e gli altri uscivano, poi rientravano dal condominio. La notte era sempre festa. La mattina arrivava Fulvia, la moglie di Vito, apriva la porta e li faceva 'accomodare' fuori". Fino alla notte successiva.

 

 

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