Corrado Barazzutti, quanto è difficile prendere una decisione così: saltare gli Us Open?
«Molto. Potevano essere un altro Slam da aggiungere in bacheca: i 24 di Novak Djokovic sono lontanissimi, Jannik è a 5, però un tassello per volta si può iniziare a sognare. Ma evidentemente l’infortunio è serio, non ci ha nemmeno provato».
C’è tutta una carriera davanti, giusto non rischiare?
«Sia da giocatore sia da allenatore, la mia idea è sempre stata chiara: con gli infortuni non si scherza. Un atleta sa quando è meglio fermarsi: Sinner e il suo staff hanno avuto tutti gli elementi per valutare, conoscendo le possibili conseguenze in caso di forzatura. Ho visto da vicino tennisti che si sono presi dei rischi e ne hanno pagato le conseguenze».
Un esempio?
«Fabio Fognini nel 2023. Ero suo allenatore. Ha giocato il terzo turno del Roland Garros contro Ofner nonostante un infortunio al pettorale: il medico gli ha sconsigliato di scendere in campo, ma lui è un generoso e ha dato tutto, salvo poi peggiorare la situazione».
Quindi crede che l’infortunio di Sinner sia serio?
«Non abbiamo informazioni, non sappiamo nulla. Anche su Alcaraz: era a Barcellona, improvvisamente si è ritirato ed è stato fermo quattro mesi e mezzo. Sicuramente Jannik ha preso la decisione migliore sentendo il parere dei medici».
Ora gli Us Open diventano imprevedibili.
«Un’occasione ghiotta per Cobolli e Musetti».