Risponde con un filo di voce, stanco, come quando finiva una partita con la maglia madida di sudore, spesso anche con qualche gol che rendeva felici i propri tifosi e ne faceva imprecare altri. Igor Protti — 58 anni, per tutti «lo Zar», unico giocatore, insieme a Dario Hubner, a potersi vantare di essere stato capocannoniere in tutte le categorie dalla serie A alla C — da un anno sta facendo i conti con un cancro al colon, che inevitabilmente lo ha cambiato, dentro e fuori. Guai, però, a chiedergli come sta, guai a interrogarlo sulla malattia. Ti ferma come gli stopper di un tempo, rocciosi e pragmatici, poco avvezzi alla retorica. Lui che da attaccante vecchia scuola li ha sempre affrontati a viso aperto, proprio come ha deciso di fare con un destino poco gentile.
Igor al matrimonio di sua figlia Noemi. Tante le emozioni, tante le domande che vorremmo fargli.
Cosa vi siete detti? Ha temuto di non esserci?
«Di questo, mi perdoni, preferisco non parlare. Certi discorsi vorrei tenerli per me». Niente, va bene così. La voce sarà pure flebile, ma le parole risultano chiare, nette.
Di cosa parliamo allora, Igor?
«Di una giornata splendida, che ho avuto la fortuna di poter vivere».
L’immagine di lei che accompagna sua figlia all’altare ha commosso tutti.
«Per fortuna ce l’ho fatta a esserci. Nei giorni precedenti avevo avuto grossi problemi, ma devo ringraziare gli infermieri che mi hanno messo nelle condizioni di poter partecipare a una giornata indimenticabile».
Qualche mese fa raccontò che la malattia aveva coinvolto anche le vertebre.
«Però volevo assolutamente esserci e accompagnare mia figlia camminando sulle mie gambe. Così è stato, sostenuto dall’altro mio figlio, Nicholas Flavio».
È felice?
«Sì, perché questo desideravo: vedere mia figlia serena in una giornata così ben organizzata. Lei con suo marito Giacomo e il loro piccolino Gregorio Armando».
Sui social l’hanno descritta come un leone.
«Dal punto di vista fisico è stata dura, durissima».
Ne è valsa la pena?
«Dovevo assolutamente farcela. Era un matrimonio a cui tutti noi tenevamo. Tantissimo».
Si è divertito, Igor?
«Beh, c’erano anche i miei cugini riminesi. Con loro è impossibile non ridere. Hanno allietato la festa con lo spirito romagnolo che li contraddistingue. Allegro e spensierato».
Cosa ricorderà di questo giorno?
«Il sorriso di mia figlia. E anche il tempo trascorso con mia mamma, mia sorella, mio cognato e i miei nipoti. Già, il tempo».