Prima si vende. E poi si compra. Nell’estate torrida l’aria ristagna e le trattative procedono lentamente con un occhio al campo e un altro al bilancio. Così a due settimane dall’inizio del campionato le squadre sono largamente incomplete e gli allenatori, ormai è una consuetudine, si devono arrabattare lavorando con giocatori distratti e progetti che all’improvviso prendono una direzione diversa da quella concordata. È difficile, oggi come oggi, stabilire chi è l’anti-Inter. La regina sul trono, al di là dello schiaffone rimediato nella trattativa per Palestra, è di gran lunga la più forte e completa.
Le potenziali avversarie si muovono a scatti: il Milan ha cominciato con due colpi da novanta, anzi cento (milioni), il difensore Gila e il centravanti Ramos, la Juventus si è svegliata adesso e ha chiuso il tormentone Kolo Muani e portato a Torino il giovane più corteggiato, Alajbegovic. Però entrambe sono ancora cantieri aperti e sia Amorim sia Spalletti dall’altra parte del mondo seguono gli sviluppi con una certa apprensione. Alla Juve servono una prima punta e un portiere. Il centravanti è indispensabile perché David ha mostrato limiti che neppure il Mondiale con il Canada ha cancellato. Con Vlahovic al cento per cento l’anno scorso la Signora avrebbe potuto inserirsi nella lotta per lo scudetto e invece alla fine ha perso anche la Champions League. Serve uno stoccatore. Kolo Muani ha altre caratteristiche. Zirkzee, l’ultimo identikit, di gol non ne fa tanti ma apre spazi e favorisce l’inserimento dei trequarti, la vera arma di Luciano: Alajbegovic, Conceicao, Yildiz, lo stesso Kolo Muani. In mezzo al campo Douglas Luiz è una scommessa, Locatelli l’usato sicuro. Troppo poco per rilanciare la sfida. Nelle ultime tre stagioni la Juve ha sempre peggiorato il rendimento: terza, quarta, sesta. La pressione è sulle spalle di Spalletti che potrebbe sentire il fiato di Conte sul collo.
Il Milan con Gila ha sistemato la difesa e con Goncalo Ramos ha preso un centravanti di qualità dopo aver fallito gli ultimi in serie. La squadra dalla cintola in su, considerando l’infortunio di Pulisic, è da perfezionare. Manca un mancino che giochi a destra al posto di Nkunku e va risolto l’enigma Leao. Il portoghese è stato il tappo di un mercato che nelle uscite mostra i suoi limiti considerando che sono ancora a Milanello Tomori, Loftus-Cheek, Ricci, Musah e Gimenez. Visto che nessuno sembra intenzionato a investire 50 milioni per il talento discontinuo di Rafa, i rossoneri e lo stesso Amorim sono chiamati a una riflessione: conviene svenderlo oppure provare a riaccendere la fiammella? Una decisione non facile, ma da prendere in fretta.
Forse l’anti-Inter, oggi come l’anno scorso, è il Napoli, che per il momento ha cambiato solo l’allenatore, da Conte a Allegri. Alla Juve la staffetta aveva funzionato. La rosa azzurra è formidabile anche se a Max va dato il tempo di valutarla e modellarla e Aurelio De Laurentiis, almeno a parole, sembra più attratto dai soldi della Champions. Allegri è l’allenatore italiano con più panchine nella Coppa con le grandi orecchie, dietro solo ad Ancelotti che adesso fa il ct e ha la competenza e l’esperienza per tenere in piedi le due competizioni. Il mercato per adesso non lo sta aiutando anche se la cessione di Gutierrez per 30 milioni al Bayer Leverkusen potrebbe smuovere qualcosa in entrata. Il Napoli, considerando l’infortunio di Buongiorno che rischia di rimanere fuori 4 mesi, ha bisogno di un difensore e Badiashile del Chelsea sembra la priorità anche se non va trascurato Gatti. Per il resto bisogna affidarsi all’abilità dell’allenatore che sa come gestire i campioni. La tecnica non basta: servono equilibrio e armonia.
Gasperini invoca rinforzi per la Roma, non gli bastano l’ultimo arrivato Molina e Castro, che dovrebbe essere in alternativa a Malen perché l’ex atalantino non ha intenzione di giocare con due prime punte. Serve un esterno d’attacco: svaniti Greenwood e Summerville, ora Gasp spera in Nusa che contro l’Italia, per due volte, ci ha fatto vedere quanto è bravo. Ma il vero valore aggiunto è proprio il furore dell’allenatore. Con lui i giallorossi sono arrivati nell’Europa che conta e il terzo posto conquistato dietro Inter e Napoli è solo la base di partenza.
Il Como, ogni giorno più competitivo, spende (quasi 130 milioni) e cresce seguendo i suggerimenti di un impareggiabile direttore d’orchestra, Fabregas. Chalobah e Yan Couto sono gli ultimi colpi e con un centravanti da 20 gol (Kean è davvero tramontato?) il cerchio sarebbe chiuso. Lo scudetto è una montagna difficile da scalare per una società che nel 2024 era in serie B e la Champions, da affrontare per la prima volta, può togliere energia. Ma la squadra del Lago, in questi anni, ci ha abituato alle sorprese.
8 ago 2026 | 07:36