Oltre 83 milioni di euro di utili al giorno. È il ritmo con cui i cinque maggiori gruppi bancari italiani hanno macinato profitti nel primo semestre del 2026, chiuso con oltre 15 miliardi di euro di risultato netto complessivo. A trainare la redditività non sono più gli interessi sui prestiti, rimasti sostanzialmente stabili (-0,2%), ma soprattutto le commissioni e il boom dell'attività assicurativa, che cresce del 24,2% e contribuisce, insieme ai ricavi da servizi, a portare questa componente al 39% dei ricavi complessivi. Secondo l'analisi della Fondazione Fiba di First Cisl, si tratta del miglior semestre di sempre per le cinque maggiori banche italiane: lo studio prende in esame infatti i conti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper e fotografa un settore che continua a incrementare la propria redditività facendo sempre più leva sul risparmio gestito e sul wealth management. Le commissioni nette sono cresciute del 6,3%, mentre il risultato dell'attività assicurativa ha registrato un balzo del 24,2%, confermando il progressivo cambiamento del modello di business degli istituti di credito.
Sul fronte dell'efficienza, i costi operativi sono diminuiti dell'1,1%, nonostante il costo del personale – che rappresenta la principale voce di spesa – sia rimasto sostanzialmente stabile rispetto al primo semestre del 2025. Il rapporto cost/income è così sceso al 37,2%, dal 39,6% di un anno prima, mantenendosi nettamente al di sotto della media dei principali gruppi bancari europei, stimata al 50,7%.
Continua inoltre a ridursi il peso del costo del lavoro sui ricavi. L'incidenza del personale sui proventi operativi è passata dal 24,3% al 23,1% in un anno e si è ridotta di quasi nove punti percentuali rispetto alla fine del 2022, quando era pari al 31,8%. Parallelamente cresce il risultato netto di gestione, che raggiunge il 59,1% dei proventi operativi, mentre il Roe si attesta al 15,1%, ben al di sopra della media delle principali banche europee, ferma al 10,02%.
L'aumento della produttività continua però ad accompagnarsi a una riduzione della presenza sul territorio. Il risultato di gestione per dipendente cresce del 12,4%, i proventi operativi per lavoratore aumentano dell'8,1% e le commissioni pro capite del 9,2%. Nello stesso periodo i cinque gruppi hanno però ridotto gli organici di 5.621 dipendenti rispetto a giugno 2025 e chiuso 333 sportelli. Dopo un lungo periodo di sostanziale stagnazione torna a crescere anche il credito. Gli impieghi aumentano del 6,3%, mentre resta elevata la qualità del portafoglio: il rapporto tra crediti deteriorati e totale degli impieghi si attesta all'1,1% e il costo del rischio rimane stabile a 22 punti base.
In crescita anche la raccolta: quella diretta sale del 3,6%, mentre la raccolta indiretta aumenta del 3,1%, sostenuta dal buon andamento del risparmio gestito, in progresso del 4,6%, favorito anche dalla performance dei mercati finanziari. Rimane infine solida la patrimonializzazione dei cinque gruppi, con un Cet1 ratio del 14,1%.
Per il segretario generale della First-Cisl, Riccardo Colombani, a fronte di tali numeri il rinnovo del contratto nazionale diventa prioritario. «I risultati del primo semestre confermano l'eccellente redditività del sistema bancario italiano e livelli di efficienza ai vertici europei», osserva il numero uno del sindacato, secondo il quale il forte calo dell'incidenza del costo del lavoro sui ricavi dimostra che «l'efficienza è ai massimi livelli». Alla luce del consolidamento in corso nel settore e delle trasformazioni legate al digitale, «il rinnovo del contratto nazionale non può non essere una priorità anche per i banchieri. Servono rinnovate tutele normative, necessarie anche per gestire la sfida epocale dell’intelligenza artificiale. Ed è necessario redistribuire a lavoratrici e lavoratori il grande valore prodotto in base alle richieste economiche unitarie. Insomma è arrivato il momento di dare valore al lavoro».
7 ago 2026 | 19:52