Chi cerca, trova. «Un piccolo passo avanti c’è stato» dice il migliore. La costruzione di un trionfo Slam, d’altronde, è fatta di mattoni impilati uno sopra l’altro: magari non hanno tutti la stessa qualità di argilla, ma l’importante è che siano robusti al punto da reggere l’edificio. I tre set di Jannik Sinner con l’americano Jenson Brooksby al terzo turno di Wimbledon sono una buona notizia. Calano gli ace («solo» 13), però la battuta è sempre affilata se la percentuale di punti fatti sulla prima rimane sopra la media (87%). È il servizio a togliere d’impaccio l’azzurro negli snodi della partita, che al netto dell’eccellente game in risposta con cui Brooksby ricuce lo strappo del terzo set non ha sussulti. «Sto provando ad alzare il livello sotto tutti gli aspetti — spiega il titolare della Sinner Corporation —, uno scatto c’è stato: la strada è abbastanza giusta».
Dentro quell’abbastanza c’è tutto il nuovo Jannik alla ricerca di se stesso dopo il malore di Parigi: sono passati trentasei giorni eppure il fantasma di quel drammatico 28 maggio è seduto a gambe accavallate in prima fila sul centrale. Jannik lo guarda negli occhi ogni volta che esce per il toilet break, si cambia la maglia con inedita frequenza, sente alzarsi i battiti in cima a uno scambio duro. Ci pensi ancora, ragazzo d’oro? «Se si pensa sempre al passato non si va avanti» risponde con il solito pragmatismo. I campioni vivono nel presente, non perdono tempo a cullare i ricordi, sennò Sinner e Alcaraz non avrebbero mai sostituito i coach con cui sono cresciuti. Il numero uno si fa serio: «Sono tranquillo. Gioco tranquillo. Certo, può risuccedere. Più di così, in campo e fuori, non posso fare». A livello di prevenzione, si è pensato al pensabile.
Non resta che aggrapparsi alla bolla del tennis, il suo luogo sicuro durante i mesi complicatissimi del caso Clostebol, il posto dove tornare quando fuori infuria la bufera, chiudendosi — ermeticamente — la porta alle spalle. Limare i dettagli, poi, è sempre possibile: «Ho servito meno bene, però ho risposto meglio. Ho spinto di più, e andrà fatto anche negli ottavi. E poi i momenti della partita: devo capirli ancora meglio».
C’è chi, questa erba di Church Road alta 8 millimetri e non uno di più, fatica terribilmente a decifrarla. Daniil Medvedev è un pupazzo nelle mani del tedesco Struff, improvvisamente diventato irresistibile; i bad boys Joao Fonseca e Rafa Jodar, rivoluzionari a Parigi, sono sembrati piccoli e immaturi qui a Londra; Paul speranza americana è caduto sotto i colpi di un amico di Jannik, il polacco Hurkacz, uno dei tanti che ha immolato agli infortuni le promesse di gloria e l’inseguimento ai predestinati. Il problema — decifrare l’erba — non riguarda Matteo Berrettini, le cui conferenze stampa ormai somigliano sempre più a sedute di autocoscienza: la felicità perduta, quella ritrovata, il senso di Matteo per il verde e, a margine, il gossip sulla nuova girlfriend, che radio serva identifica in Peggy Gou, deejay coreana di tendenza (si dice così).
Nel giorno off di Sinner, che dovrà guardare qualche video del qualificato giapponese Shintaro Mochizuki per impratichirsi un po’ dell’avversario degli ottavi e che ha spiegato perché i genitori non abbiano accettato l’invito del royal box per la partita inaugurale del figlio («Non c’è stata tanta conversazione su questo: li conosco, è impossibile. E comunque hanno altre cose da fare»), a tenere alto il bandierone provvede la pattuglia di azzurri che sta scortando il numero uno nel percorso verso la seconda settimana di Wimbledon. Berrettini si merita il centrale con il bulgaro Grigor Dimitrov, che l’anno scorso sacrificò il pettorale alla quasi vittoria su Sinner, Cobolli (con Khachanov) e Sonego (con Fritz) si alternano sul campo 2, Jasmine Paolini si ritira dal doppio con Errani (deo gratias) per riversare tutte le energie sul singolare, a cominciare da Sakkari.
C’è tanta Italia a Wimbledon. L’erba che una volta solo gli specialisti riuscivano a ruminare è diventata più democratica, e piace a tutti. Matusalemme Djokovic fa la sua passeggiata sul centrale sotto gli occhi di Usain Bolt in doppio petto con bottoni dorati, ospite vip di giornata dopo il passaggio a volo radente della principessa Kate. Al giro di boa, dietro l’angolo, sopravviveranno gli ultimi sedici erbivori, a caccia di prede.
4 lug 2026 | 07:30