Dalla nostra inviata
BIRMINGHAM - Larissa è stata il penultimo oro dell’irresistibile Italia all’Europeo più bello della nostra storia, il nono su dieci. Più bello di Roma 2024 (24 podi, qui 22) perché confermarsi è difficile; a casa degli inglesi, poi, sembrava una missione impossibile. Nel gioco di squadra, invece, Larissa Iapichino ha trovato nella sabbia del lungo l’oro continentale all’aperto e poi ha passato il testimone alla banda dei tre centesimi, i quattro ragazzi terribili della 4x400. Atterrata dal suo salto lungo 7 metri, si è ritrovata un baffo di rossetto sulla guancia, forse lasciato da mamma Fiona, forse da una delle rivali con cui ha splendidi rapporti.
Larissa, ha vinto di un centimetro ma fa tutta la differenza del mondo.
«È chiaro che quando piazzi il primo salto, poi stai lì ad aspettare. È stata la gara ravvicinata che avevo previsto, ma ero pronta a rispondere. Mi sono piaciuta: questo titolo lo volevo con tutta me stessa».
È due volte speciale.
«C’era allo stadio il lato inglese della mia famiglia. Io sono italianissima, ma proprio nel midollo. Quando sono in Gran Bretagna mi prendono in giro per questo: si vede proprio che sei italiana, mi dicono. Però qui è nata mamma, ci sono i parenti. C’era anche lo zio da parte del babbo, che vive a Londra. Ho passato intere estati qui, immergendomi nella cultura, anche giamaicana. C’erano tutti. Ed è stata una festa bellissima, molto emozionante. La mia sorellina Anastasia ha fatto un cartellone che non sono riuscita a leggere perché era scritto troppo in piccolo, ma ho apprezzato l’impegno. A fine stagione mi ritaglierò del tempo per tornare in Inghilterra».
Italia-Gran Bretagna nel medagliere, nel lungo e nella 4x400, è stata palpitante.
«Un centimetro, tre centesimi... che bello! Non poteva finire in modo migliore. Ero a bordo pista, con la mia medaglia al collo, quando è partita la staffetta. Ho visto passare i ragazzi, ho urlato con tutto il fiato che avevo in gola. Un tifo sfegatato. Quando hanno vinto bruciando gli inglesi, nel silenzio glaciale dello stadio ammutolito, si sentiva solo me che gridavo... E non sapevo che ci fosse in ballo anche il medagliere!».
Per una volta non facciamo paragoni con Fiona May: mamma l’Europeo all’aperto non l’ha mai vinto.
«La prenderò in giro per sempre! Ma lei è imperturbabile, controbatte con i suoi mille titoli. Però io ho solo 24 anni, c’è tempo. La verità è che tra noi i confronti non esistono: mamma mi ha sempre spronata ad essere migliore di lei. Non vuole che la avvicini o la eguagli, mi chiede di superarla nelle misure e nelle medaglie. Ci si vuole bene così, punzecchiandoci. I paragoni li lasciamo agli altri».
Papà come ha reagito?
«Le mie rincorse non mi sono piaciute molto, lui cercava di spronarmi: sa che in canna avevo di più. Provava ad aiutarmi a trovare la rincorsa migliore. Poi c’era il vento da gestire: nulli, rincorse sballate, folate destabilizzanti. Babbo ha mantenuto il sangue freddo: Larissa, tu questa gara la puoi vincere in qualsiasi condizione, mi ripeteva».
Aveva ragione.
«Mi sento maturata tanto. Non mi aspetto più che tutto vada sempre benissimo: ho trovato una mia stabilità, un modo di gestire la pressione. Soprattutto quella che mi metto da sola: quel chiletto in più che non serve. Ora le avversità le so trasformare in benzina. Ho imparato tanto. Voglio essere me stessa, nelle vittorie e nelle sconfitte. Non ho più paura di chi sono e di cosa posso fare. Confesso che avevo il timore di essere troppo: il mio talento mi spaventava. Non lo dico per fare la smargiassa, mi sentivo frenata. Poi mi sono detta: ma chissene frega, io sono questa, voglio vivere l’atletica e la carriera per quella che sono. A volte basterà per vincere, altre no. L’importante è uscire dalla pedana sentendomi me. Prima o ultima, non importa».
Larissa e basta, non più figlia di.
«Finalmente. Però ho solo 24 anni, sto ancora cercando di capire cosa voglio diventare. Fuori dalla pedana, dove mi vedete sicura, a volte mi perdo un po’. È normale: sono una giovane atleta e una giovanissima donna».
Crescere significa anche conoscersi meglio?
«Le esperienze sono fondamentali, soprattutto quelle negative: in pedana devi avere la padronanza del tuo essere per governare le situazioni. La vita non è poi troppo diversa. Oggi sono grata anche delle delusioni, che mi hanno dato più delle vittorie».
Era stato un avvicinamento silenzioso all’Europeo.
«È vero. Sono rimasta nella mia bolla: ho guardato film, ho letto Fahrenheit 451, ho pensato a nuovi pezzi d’arredamento, ho scritto, mi sono parlata. Giuro che non sono pazza! Sono rimasta con me a sentire la gara, quel pizzicorino fastidioso allo stomaco».
La campionessa in carica Mihambo, alla fine, piangeva.
«Mi si è spezzato il cuore: per me è una dea. L’ho accarezzata e le ho detto che anche le regine hanno giornate storte. Un risultato non definisce chi sei».
E pensare che non voleva fare atletica, Larissa.
«Da bastian contraria, mi ribellavo. Poi mi ha rapita l’atmosfera che si respira in pedana. Pura magia».