Economía

Eredità Del Vecchio, Basilico blocca la madre Zampillo: «Resto socio, nessuno tocchi le mie quote»

Eredità Del Vecchio, Basilico blocca la madre Zampillo: «Resto socio, nessuno tocchi le mie quote»

La guerra sull’eredità Del Vecchio apre un nuovo fronte. Rocco Basilico risponde alla madre con una diffida formale al cda di Delfin: nessuno tocchi le mie quote. A pochi giorni dalla notizia della lettera con cui sua madre Nicoletta Zampillo aveva comunicato al consiglio di amministrazione di Delfin di voler rimettere in discussione la rinuncia all’usufrutto del 2022 — un atto che aveva trasformato Basilico in pieno proprietario del 12,5% della holding lussemburghese — i legali del figlio hanno recapitato alla società una lettera formale che il Corriere della Sera ha potuto visionare in esclusiva.

A firmarla sono gli avvocati dello studio lussemburghese Bonn Steichen & Partners, Fabio Trevisan e Anne Morel. Il documento, datato 1° giugno e inviato con raccomandata con ricevuta di ritorno, «intima» al cda di Delfin di «astenersi da qualsiasi velleità, misura o iniziativa» che possa modificare, anche indirettamente, la posizione di Basilico nella compagine sociale.

Al centro della disputa c’è sempre quell’atto del 1° luglio 2022, firmato a soli tre giorni dalla morte di Leonardo Del Vecchio. Con quel documento, Zampillo aveva rinunciato all’usufrutto sul 12,5% delle quote di Delfin — un diritto che il testamento del fondatore di Luxottica le aveva attribuito in sostituzione della legittima — permettendo così al figlio Rocco, che aveva ricevuto la nuda proprietà con un legato, di diventare pieno proprietario con diritto di voto.

Nelle settimane scorse, secondo quanto riportato dalla stampa e confermato dalla lettera degli avvocati di Basilico, Zampillo aveva fatto sapere al board di Delfin di ritenere quell’atto «fortemente dubbio» sul piano giuridico, sostenendo di averlo sottoscritto in una fase di «particolare fragilità emotiva» dovuta al lutto appena vissuto, e senza «valutare appieno la portata giuridica» di ciò che stava firmando.

Gli avvocati di Basilico respingono questa ricostruzione in modo netto. Nella lettera si sottolinea che l’atto fu redatto da un notaio — il notaio Mario Notari, il cui nome compare anche nel board attuale di Delfin — e che questa circostanza ha un peso giuridico preciso: il notaio è tenuto ad accertarsi che ciascuna parte «disponga della piena capacità giuridica richiesta», esprima «un consenso libero, informato e non viziato» e comprenda «appieno la portata e le conseguenze dell’atto che firma». La presenza del notaio, scrivono i legali, «costituisce una prova dell’intenzione di rinunciare, fino a prova contraria». L’atto notarile, ricordano, «gode di una presunzione di validità» e non può essere messo in discussione da «semplici allegazioni unilaterali».

Quel che rende la lettera di Zampillo politicamente rilevante — al di là del merito giuridico — è il contesto in cui si inserisce. Alla fine di aprile, l’assemblea di Delfin aveva dato il via libera a Leonardo Maria Del Vecchio, figlio dell’imprenditore e di Zampillo, per acquistare per 10 miliardi le quote dei fratellastri Luca e Paola Del Vecchio, pari complessivamente al 25% della holding.

Basilico si era opposto a quella operazione con un ricorso alla Corte del Lussemburgo, sostenendo che la procedura non avesse ottenuto l’approvazione con i voti richiesti. Ma i voti che Basilico ha usato per opporsi sono proprio quelli derivanti dalla sua piena proprietà delle quote — la stessa piena proprietà che sua madre ora mette in discussione.

Nella lettera firmata dagli avvocati di Basilico si ricorda esplicitamente che «la questione della validità dell’atto di rinuncia del 1° luglio 2022 è attualmente oggetto di un procedimento giudiziario in corso», avviato in precedenza da Leonardo Maria Del Vecchio. L’argomento è chiaro: se la controversia è già in mano ai giudici, né il consiglio di amministrazione né la signora Zampillo possono «presupporre l’esito di tale controversia e anticiparne unilateralmente le conseguenze a scapito del sig. Basilico».

Il cuore operativo della lettera è una diffida formale. I legali «mettono in mora» il consiglio di amministrazione di Delfin — «e ciascuno dei suoi membri individualmente» — chiedendo di astenersi da qualsiasi delibera o iniziativa che possa «modificare la qualità di socio del sig. Basilico, ridurre i suoi diritti sociali, o ledere la sua partecipazione al capitale della Società».

A sostegno della richiesta, gli avvocati citano il principio per cui la società non può modificare lo status di un socio «in assenza del suo consenso e senza una decisione giudiziaria», richiamando anche una sentenza del Tribunale distrettuale lussemburghese del 2012. Ammettere il contrario, scrivono, «equivarrebbe a riconoscere l’esistenza di una “espropriazione di diritto privato”», vietata dall’articolo 545 del Codice civile lussemburghese.

Gli stessi legali di Basilico citano, nella loro lettera, una frase tratta dalla missiva che Zampillo aveva inviato al cda: «In quanto madre, non avrei mai desiderato dover rimettere in discussione l’attribuzione dei diritti in questione a mio figlio Rocco. Tuttavia, gli eventi delle ultime settimane mi hanno costretta a una dolorosa riflessione». Una formula che suona più come una giustificazione verso l’esterno che come un atto di ostilità diretta e che tradisce la complessità di uno scontro che attraversa legami familiari oltre che interessi economici.

Delfin è la cassaforte attraverso cui la famiglia Del Vecchio controlla partecipazioni strategiche in EssilorLuxottica, Generali, Unicredit, Monte dei Paschi e Covivio, per un valore complessivo stimato oltre 40 miliardi di euro. Con questa lettera, la disputa sull’eredità del fondatore di Luxottica entra in una nuova fase: Basilico ha segnalato al cda che qualsiasi mossa contro di lui sarà seguita da azioni legali. La palla è ora nel campo del consiglio di amministrazione Delfin e dei giudici lussemburghesi. La guerra sull’eredità Del Vecchio continua.

3 giu 2026 | 15:24

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