Economia

Cosa farà UniCredit nel nuovo risiko? La partita sulle Generali e la sfida in Germania con Commerzbank

Cosa farà UniCredit nel nuovo risiko? La partita sulle Generali e la sfida in Germania con Commerzbank

Andrea Orcel ha fatto suo il mantra che prima era di Carlo Messina: «Sul risiko restiamo osservatori». Tradotto: c’è troppa confusione, ci muoveremo quando i tasselli andranno a posto, soprattutto sugli sportelli eccedenti. Ma il ceo di Intesa Sanpaolo è poi passato all’azione e allora, per la proprietà transitiva, ci dovremmo aspettare il passaggio dalle parole ai fatti anche per manager al timone di UniCredit? L’istituto di Piazza Gae Aulenti ha appena portato a casa una quota di controllo di Commerzbank e lo aspettano mesi impegnativi, in cui dovrà far fronte agli esami di authority e regolatori, ma soprattutto armarsi di abile diplomazia per strappare l’ultimo miglio al governo tedesco, titolare del 12,7% della banca di Francoforte. 

Anzi Commerz ha annullato le azioni proprie portando la partecipazione di UniCredit al di sotto del 49%. L’impresa finora è costata la bellezza di 20 miliardi di euro mentre l’acquisto del 29,9% di Alpha Bank, finanziato nei primi due step con 293,5 milioni e 615 milioni, oggi vale 3,1 miliardi. A marzo Morgan Stanley stimava che UniCredit opererà con 7,5 miliardi di euro di capitale in eccesso entro il 2028. Insomma, c’è materiale per speculare su possibili nuovi M&A, anche se la partita Commerz è tutt’altro che finita e richiederà ulteriore assorbimento di risorse.

Tuttavia con la nuova mossa di Mps sul risiko, non si può non notare che Banco Bpm e Banca Generali fossero le due prede più ambite da Andrea Orcel. La prima con le sue 1.400 filiali sarebbe complementare al business tricolore di UniCredit e garantirebbe accesso a quasi il 20% del mercato domestico. Interessante pure la suggestione su un possibile interesse per Banca Generali, una super banca con rete distributiva e promotori oltre a prodotti e investment banking. 

UniCredit sconta ancora la perdita di Fineco, venduta nel 2019: tutte le banche reti – Banca Generali in primis, Banca Mediolanum, Azimut e la stessa Fineco – negli ultimi dieci anni hanno eroso cospicue fette di mercato alle banche commerciali, spostando il risparmio italiano sempre più verso questi istituti specializzati. Le banche del futuro saranno sempre più polarizzate tra una struttura leggera, fortemente digitale, e filiali sul campo focalizzate sulla gestione del risparmio e dell’assicurativo, con i promotori fuori dalla rete a procacciare clienti e masse. Incorporare una banca come Banca Generali, con un canale distributivo più moderno rispetto allo sportello, per UniCredit rappresenterebbe un notevole salto di qualità.

Ma non bisogna dimenticare l’8,8% delle Generali in mano a Piazza Gae Aulenti. L’assetto societario del Leone non potrà rimanere così a lungo e anche qui si aprono tanti scenari: sul mercato possono finire nuovi pacchetti di azioni che fanno gola a tanti e che potranno contribuire a ridisegnare i pesi dell’azionariato. UniCredit non è detto che resterà a guardare. In ballo c’è sì, il controllo della compagnia, ma anche gli accordi distributivi di polizze tra Europa e Italia. A. Rin.

22 agosto 2026, 07:23 - Aggiornata il 22 agosto 2026 , 07:24

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