Economia

Mps, ora la Lega frena sulla doppia offerta: il Carroccio in difesa del ruolo di Banco Bpm

Mps, ora la Lega frena sulla doppia offerta: il Carroccio in difesa del ruolo di Banco Bpm

Studiando mosse e contromosse del risiko bancario i partiti cercano di posizionarsi, puntando a non fare passi falsi. Ma a volte gli elementi da considerare sono tra loro contrastanti, in una partita dove gli attori sono molti e gli esiti incerti. Nonostante ciò, alcuni punti sembrano più fermi di altri. Primo, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non gradirebbe operazioni a danno dell’integrità del Monte dei Paschi di Siena - banca della quale il Tesoro, dopo aver concorso al risanamento, è ancora azionista per il 4,86% del capitale - e dei suoi quasi 22mila dipendenti. 

Secondo: il centrodestra non vede di buon occhio la scalata di Intesa a Mps, soprattutto perché nell’operazione è coinvolta Unipol, gigante delle assicurazioni storicamente legato alla sinistra, come del resto alla sinistra era legato lo stesso Mps e questo spiega perché a tutela dell’«integrità» del Monte si trovi schierato anche una parte del Pd, a cominciare da quello dei territori di Siena e della Toscana.

Terzo: c’è un disegno portato avanti da tempo dalla Lega che punta alla nascita di un terzo polo bancario, dietro Intesa e Unicredit, dove un ruolo da protagonista dovrebbe essere svolto da Bpm, banca fortemente radicata nel Nord, ruolo che ora rischierebbe invece di saltare per come l’amministratore delegato dello stesso Mps, Luigi Lovaglio, ha architettato le contromosse alla scalata di Intesa. Di qui il gelo della stessa Bpm e i dubbi del Carroccio, che da un lato vorrebbe fermare Intesa ma dall’altro insiste sulla centralità della banca guidata da Giuseppe Castagna.

Ecco allora il leghista Claudio Borghi osservare che «l’unione di Mps con Unipol mi lascerebbe perplesso: abbiamo preso una banca che era del Pd, averla risanata per poi ridargliela chiavi in mano sarebbe curioso». E poi una nota della Lega che fa un discorso più articolato: «Non pensiamo che mega gruppi sempre più grandi e distanti dalle esigenze dei cittadini abbiano portato vantaggi ai correntisti e alle imprese medie e piccole che avevano rapporti con le banche di prossimità». E oscillazioni ci sono anche tra i dem, tanto che Marco Osnato (Fratelli d’Italia) attacca: «Il Pd scelga una linea e la spieghi». Replica Antonio Misiani, responsabile Economia del partito: «La politica non entri a gamba tesa, non scelga una proposta rispetto a un’altra, ma garantisca la concorrenza».

22 agosto 2026, 07:24 - Aggiornata il 22 agosto 2026 , 07:24

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