Economia

Risiko bancario, il ruolo di Crédit Agricole nella sfida di Mps: che cosa farà il socio francese di Bpm?

Risiko bancario, il ruolo di Crédit Agricole nella sfida di Mps: che cosa farà il socio francese di Bpm?

Cosa pensano a Parigi del piano di Mps su Banco Bpm lo sa già Luigi Lovaglio. Non più tardi di due settimane fa il Crédit Agricole ha fermato la manovra di Siena su Piazza Meda con un messaggio molto chiaro: «Con il 29,3% del capitale di Bpm, siamo indispensabili. Questo significa che nulla può essere fatto contro di noi o senza di noi», aveva detto il vice-amministratore delegato Jérôme Grivet. E la posizione non è cambiata. La banca francese non commenta la doppia Ops lanciata da Mps, ma se non era d’accordo su una fusione alla pari, come ipotizzato inizialmente dal Banco Bpm, probabilmente lo è ancora meno ora che con un’offerta non sollecitata Siena punta a forzare il no dell’Agricole.

L’annuncio di Mps ha messo in passivity rule Banco Bpm (e Banca Generali), oggetto di tante attenzioni ma, per il momento, destinata a restare ferma in attesa di capire non tanto le possibilità che l’Ops vada in porto, quanto le intenzioni del suo primo azionista francese. Sul primo punto la risposta della Borsa è stata piuttosto fredda: Bpm ha chiuso ieri in calo dello 0,39%. Sul secondo punto le cose sono chiare per il momento, ma la strada è ancora lunga e lo scenario può anche cambiare. Due settimane fa il ceo dell’Agricole, Olivier Gavalda aveva bollato come «false» le notizie che parlavano di un’apertura di Parigi verso Mps, e a seguire Clotilde L’Angevin, vicedirettrice generale e cfo aveva indicato esplicitamente quale fosse invece l’opzione gradita ai francesi: «Naturalmente, uno degli scenari che preferiremmo sarebbe una fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, perché ci consentirebbe di creare valore e ci permetterebbe anche di rafforzare la nostra presenza in Italia».

Se questo è l’obiettivo e Mps non è l’opzione, non si può escludere che in modo opportunistico l’Agricole possa comunque approfittare della situazione per rafforzare la propria presenza in Italia; l’operazione di Lovaglio è evidente che porterà a uno spezzatino di Piazza Meda, tra filiali e fabbriche prodotto da dare in pegno. La strada non sarebbe quella di scambiare il 29,3% del Banco con azioni Mps per diventare azionista di Siena. Se l’Ops del Monte arriverà sul mercato, la banca francese potrebbe guardare piuttosto al perimetro di attività «sensibili» ai fini Antitrust e negoziare la cessione di asset in cambio del proprio 29,3%.

I francesi hanno una posizione molto solida nell’attuale contesto: con la minoranza di blocco possono fermare l’integrazione Mps-Banco vanificando il progetto di Lovaglio. Una posizione che si traduce in un evidente vantaggio negoziale. Ecco perché starebbero concentrando le energie anche sulle proposte per accaparrarsi Banca del Mezzogiorno e Cassa di Orvieto da Mcc. Il termine per le offerte vincolanti scade a metà settembre e quelle due partite saranno un a prova importante per la Banque Verte: potrà testare l’atteggiamento del governo nei suoi confronti e a quel punto avere un’orizzonte più chiaro sulla sua crescita in Italia.

22 agosto 2026, 07:19 - Aggiornata il 22 agosto 2026 , 07:19

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