Economia

Lo scambio: così Mps e Banco Bpm vogliono bloccare l’offerta di Intesa, il progetto di fusione svelato

Lo scambio: così Mps e Banco Bpm vogliono bloccare l’offerta di Intesa, il progetto di fusione svelato

Intesa Sanpaolo ha iniziato le proprie manovre di avvicinamento a Siena. Telefonate, incontri, pranzi. Nicoletta Fabio, sindaco di Siena, ha replicato scrivendo la settimana scorsa al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al presidente del Garante della Concorrenza e al presidente della Consob, per evidenziare i pericoli che l’offerta pubblica di acquisto e scambio annunciata l’8 giugno scorso da Intesa sul Monte dei Paschi rappresenta per la banca, per la città, per fino per la regione, essendo Mps uno dei maggiori datori di lavoro in Toscana.
A Milano, nugoli di avvocati e di consiglieri strategici sono al lavoro per individuare una possibile alternativa, una via di fuga che consenta al Monte di sfuggire alla presa di Intesa. E tutti concordano sulla direzione: piazza Meda, sede del Banco Bpm.
A Roma, il 15 luglio, all’assemblea dell’Abi, Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna sono stati seduti spalla a spalla. Davanti a loro Carlo Messina, ceo di Intesa, alla loro destra, Gianni Franco Papa, amministratore delegato di Bper Banca. Vista la scena dall’alto, sembrava una specie di accerchiamento. Lovaglio e Castagna si sono guardati negli occhi e, nei giorni scorsi, hanno iniziato a parlare.

Fuggire all’abbraccio di Intesa non sarà facile per Mps, che adesso ha meno opportunità di manovra. Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, pare infatti essersi chiamato fuori dalla partita di risiko bancario che si sta giocando in Italia: pur rimanendo «osservatori attivi», come è normale sia per una banca orgogliosa delle radici italiane, ma che al contempo ha una forte proiezione paneuropea che oggi la caratterizza, specie dopo il successo dell’offerta pubblica di scambio sulla tedesca Commerzbank.
Orcel non è tipo da farsi fermare dalle etichette, talvolta è sceso in campo con una tattica opportunistica, ma sempre mirando alla crescita. Oggi il focus di Unicredit è in Germania, dove ha investito 22 miliardi. Dell’Italia, di sicuro è interessante tutto quello che accade a Trieste e quindi le quote azionarie in Assicurazioni Generali. L’arrivo di Intesa nel capitale del Leone al posto di Mps romperebbe gli attuali equilibri ed è su questo che Orcel si sta concentrando. Così Lovaglio dovrà architettare qualcosa, come quando sorprendendo tutti è tornato alla guida di Mps. Da qui i colloqui intensi con Castagna. Gli sherpa sono al lavoro e le due settimane che iniziano oggi saranno decisive per il futuro delle due banche e dei riassetti del panorama finanziario nazionale.

Mercoledì 29 si riunirà il consiglio di amministrazione di Intesa per approvare i risultati dei primi sei mesi dell’anno. Il giorno dopo, 30 luglio, i soci di Unipol si riuniranno in assemblea per approvare l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro al servizio della possibile operazione di acquisto degli sportelli ex Mps proprio dal gruppo Intesa. Mentre la prossima settimana è prevista un’altra tornata di riunioni dei cda per approvare i resoconti semestrali: mercoledì 5 sarà il turno di Bper Banca e di Banco Bpm, giovedì 6 del Monte dei Paschi. Entro il giorno successivo, venerdì 7, se il pensiero stupendo di Lovaglio e Castagna è destinato a diventare qualcosa di più concreto dovrà essere reso noto. La pur breve pausa estiva sarà infatti uno spartiacque sul fronte del risiko, con i soci di Intesa già pronti a riunirsi in assemblea il 10 settembre per dare il via all’offerta per il Monte.

Sono dunque giornate di lavoro febbrile a Milano. Mps e Banco Bpm sono vicine a una strettoia. Se qualcosa deve accadere – e stiamo parlando di una fusione, anche se la formula merger of equals andrà rivista, dato che a venerdì scorso le due banche erano separate in Borsa da 11,5 miliardi di euro di capitalizzazione (34,6 di Mps contro i 23,1 di Banco Bpm) – questo è il momento.

L’opportunità di un accordo di comune convenienza vede ancora tante caselle da definire. Si sta discutendo di governance, di cariche e di assetti strategici, di possibili sinergie e di tagli dei costi. Si sta discutendo di autonomie e, ovviamente, anche della presenza attuale e futura del socio francese di Banco Bpm, quel Crédit Agricole che controlla quasi il 30 per cento della banca di piazza Meda e che a inizio giugno ha votato a favore, con tutti e quattro i suoi rappresentanti nel cda, dell’iniziativa di avvicinamento tra i due gruppi. Da qui al 7 agosto ogni giorno può essere propizio per un annuncio.

Di contro, se non si dovesse trovare un accordo tra Mps e Banco Bpm, Siena si troverebbe probabilmente con la sola possibilità di alzare il prezzo nei confronti di Intesa. Mentre il Banco potrebbe proseguire sulla strada del rafforzamento della partnership con l’Agricole. Il gruppo francese, dal canto suo, avrebbe un evidente interesse nel matrimonio Siena-Milano. Parigi ha sempre professato un interesse industriale nei confronti dei suoi partner italiani e, se si ampliasse la base della banca partecipata, avrebbe molto da guadagnare. In più, nel 2027 scadrà l’accordo che lega Mps all’assicuratore francese Axa e anche questo può essere fonte di riflessione e di trattativa, tenendo ben presente che, attraverso Mediobanca, oggi Mps è ancora il primo azionista delle Assicurazioni Generali.
Estate torrida dalle parti di Piazza Affari. Nessun temporale ha rinfrescato l’ambiente. L’Italia della finanza e delle banche si prepara a disegnare il proprio futuro. Gli sherpa stanno per lasciare spazio ai capi-cordata. È il momento degli scambi. Arrivare in cima ai propri desideri non sarà da tutti.

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