OpenAI starebbe valutando la cessione di una quota del 5% all’amministrazione americana. Secondo il Financial Times l’obiettivo è rinsaldare i rapporti con la Casa Bianca. Secondo il ceo Sam Altman, rendere pubblica una consistente quota finanziaria della società sarebbe il modo migliore per condividere i vantaggi dell’intelligenza artificiale. Altman ne avrebbe discusso con il presidente Donald Trump, con il segretario al Commercio, Howard Lutnick, e con il segretario al Tesoro, Scott Bessent. E avrebbe incontrato anche il senatore democratico Bernie Sanders, che da tempo propone di nazionalizzare il 50% delle principali aziende americane di intelligenza artificiale tramite un fondo sovrano.
Secondo il Financial Times l’accordo proposto prevedrebbe che altre aziende statunitensi del settore dell'intelligenza artificiale cedessero una quota simile al pubblico, ma non è chiaro se le altre società siano disposte a farlo.
Di recente, la Casa Bianca ha imposto sia a OpenAI che alla concorrente Anthropic un blocco sul rilascio e le esportazioni dei loro modelli di AI più potenti per ragioni di sicurezza nazionale. In particolare l’amministrazione Trump ha imposto alla casa madre di ChatGpt di rendere disponibile il suo modello GPT-5.6 a un gruppo ristretto di aziende americane approvato dalla Casa Bianca. Intanto, anche tra le fila dei repubblicani inizia a crescere il fronte di coloro che sarebbero favorevoli a una regolamentazione molto più stringente del settore. Concedere al governo una quota di proprietà, nell’ottica di Altman, potrebbe contribuire a consolidare i rapporti con il governo e allentare le tensioni. La Cnbc ricorda che l’amministrazione Trump ha già acquisito partecipazioni in società private, investendo in Intel, Ibm e altre società nel settore quantistico e dei minerali critici.
Ad aprile, OpenAI aveva proposto di creare un «fondo pubblico di ricchezza» che «offra a ogni cittadino, compresi coloro che non investono nei mercati finanziari, una partecipazione alla crescita economica guidata dall'intelligenza artificiale». E a maggio la OpenAI Foundation, il ramo no profit dell’azienda, aveva dichiarato che in un futuro guidato dall'intelligenza artificiale, «la società avrà probabilmente bisogno di nuovi approcci che offrano alle persone partecipazioni durature nei sistemi che creano valore», facendo riferimento ai fondi pubblici o sovrani.
Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal New York Times, OpenAI starebbe valutando la possibilità di posticipare la propria quotazione a Wall Street al 2027. A spingere i vertici dell’azienda a rivedere le proprie ambizioni sarebbe stato il crollo in Borsa di SpaceX a pochi giorni dall’Ipo da record.