Economia

Generali, l’utile sale a 2,5 miliardi. Philippe Donnet: «Tuteleremo l’integrità del gruppo»

Generali, l’utile sale a 2,5 miliardi. Philippe Donnet: «Tuteleremo l’integrità del gruppo»

Generali batte le stime e chiude i primi sei mesi dell’anno con un utile netto in aumento del 13,7% a 2,5 miliardi. Corre la raccolta premi salita del 5,8% a 53,4 miliardi, guidati sia dal segmento Danni (+6,3%) sia dal segmento Vita (+5,5%). «Questi ottimi risultati mettono in sicurezza non solo il raggiungimento degli obiettivi del budget 2026, ma siamo anche sulla traiettoria giusta per raggiungere a fine 2027 tutti i target del Piano strategico», ha detto il ceo Philippe Donnet commentando i dati. Il manager non ha voluto entrare nel merito del risiko bancario.

«Le autorità competenti italiane ed europee devono valutare le implicazioni delle operazioni in corso per il nostro business», ha osservato il ceo che guarda all’Opas su Mps di Intesa Sanpaolo, secondo gruppo assicurativo in Italia dietro il Leone, che porterebbe in dote alla Ca’ de Sass il 13,2% della compagnia. «Vorrei iniziare — ha detto in apertura — sottolineando quello che per noi conta davvero: Generali è una realtà indipendente, internazionale. Una storia di successo italiana».

Presentando i dati, Donnet, arrivato alla guida di Trieste nel 2016, ha sottolineato che il management è «pienamente concentrato sull’obiettivo di portare a termine l’attuale piano industriale», il quarto che lo ha visto al vertice della compagnia. Impegnata sul fronte degli investimenti tra i quali ci sono quelli sulla tecnologia e in particolare l’AI con 1,2-1,3 miliardi di impegni a piano.

Intanto la compagnia guarda alla remunerazione degli azionisti annunciando un nuovo buyback da 500 milioni nel 2027, il terzo dal lancio del piano. Ieri 6 agosto il titolo ha chiuso in aumento dello 0,45% per un valore della capitalizzazione arrivato a 68,7 miliardi, cresciuto del 25,8% negli ultimi sei mesi. Un altro target contenuto nel piano al 2027 è l’utile per azione, aumentato del 14% nel primo semestre.

«Siamo profondamente radicati nel tessuto del Paese — ha aggiunto il consigliere delegato del gruppo — e contribuiamo alla sua crescita, creando, in versione standalone, valore sostenibile e ricorrente per i nostri azionisti. Tuteliamo con determinazione l’integrità del gruppo», assumendo una posizione forte rispetto ai rumor circolati di una eventuale cessione di asset post Opas Intesa Sanpaolo per ragioni Antitrust.

Il gruppo continua ad avere un patrimonio solido: il Combined ratio, che indica il rapporto tra sinistri, spese e premi, sale al 91,5% dal 95%. In crescita del 4,9% le masse amministrate a oltre 944 miliardi, mentre l’indice di solvibilità (solvency ratio) scende dal 219 al 216% anche per l’impatto delle catastrofi naturali (820 milioni inclusi i danni causati dall’uomo come gli incendi). «La nuova riforma della Solvency europea — ha spiegato il chief financial officer Cristiano Borean — ci darà 15 punti di Solvency». Consentendo quindi così di liberare capitale che il Leone potrà utilizzare per nuovi investimenti. Con questi dati, Generali ha confermato la capacità di generare capitale con 2,4 miliardi nel semestre.

La raccolta vita sale al livello record per Generali di 8,3 miliardi (+33,9%). Quella legata ai danni sale del 6,3% a 19,9 miliardi. Poi, l’asset e wealth management (quindi inclusa Banca Generali) che spinge la crescita complessiva del risultato operativo pari a 4,5 miliardi, contribuendo con 735 milioni (+31,3%). Gli asset in gestione da clienti terzi sono in aumento a 287 miliardi (+5,2%) come segno della capacità della piattaforma di alimentarsi sui mercati e non solo con la gestione delle masse del gruppo.

7 ago 2026 | 08:16

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