Mediobanca ritrova la spinta e dopo la fase di incertezza chiude il semestre con un utile netto a 711 milioni in crescita del 6% rispetto a un anno fa e, sottolinea il ceo Alessandro Melzi d’Eril che sta guidando l’integrazione con il Monte dei Paschi, è «il migliore della storia della banca». Salgono i ricavi a 1,95 miliardi, sostenutti dalle commissioni che arrivano a 479,2 milioni (+2,8% anno su anno e +14,6% nell’ultimo trimestre) e dal margine di interesse a 982 milioni. E il risultato operativo arrivato a circa 1,2 miliardi grazie al solido andamento commerciale di tutte le sue divisioni: «sono sempre più convinto che la solidità del modello, la vicinanza alla clientela e la qualità delle nostre persone contribuiranno a generare valore per tutti gli stakeholder, forti anche di una storia di 80 anni al servizio del Paese», dice Melzi che resta concentrato sul business per affrontare questa fase di transizione nella transizione che porterà a un nuovo cambiamento, sia che vada in porto l’Opas sul Monte di Intesa Sanpaolo o che Mps trovi alternative di difesa.
La spinta ai ricavi viene dal corporate & investment banking che segna +13% a 493 milioni grazie a mandati di m&a come quello su Golden Goose, Campari, sull’acquisizione di Holt da parte di Snam, più quelli a livello europeo in Francia, Spagna e nella digital economy con Arma partners. Compass registra erogazioni record pari a oltre 5,3 miliardi (+12%), con una crescita superiore al mercato. E’ anche il risultato dell’integrazione con il Monte, «con diverse iniziative commerciali già in corso in tutti i nostri segmenti di business».
Il 13,2% in Generali — al centro di molti interessi — continua a portare ricavi, pari a 316 milioni (+10%) e contribuire all’utile (286 milioni). Si stabilizza il wealth management che più aveva sofferto con le uscite di banker e masse nella transizione verso Siena. Nell’ultimo trimestre i volumi in uscita si sono infatti fermati a 300 milioni, mentre sale di 700 milioni la raccolta nel risparmio gestito, con masse totali a 17,4 miliardi (+4%). Continua poi il gioco di sponda tra Cib e private banking con oltre un miliardo di liquidità raccolta dalle operazioni straordinarie.
L’attenzione è stata anche rivolta ai costi con un cost-income, sceso di tre punti al 40%. Mediobanca conferma la «solida dotazione patrimoniale (Cet al 15,9%), un’eccellente qualità degli attivi», ha sottolineato Melzi d’Eril, in un video sul sito della banca. Secondo il manager i numeri verranno replicati nel secondo semestre «grazie alle iniziative avviate nei primi sei mesi, anche in un contesto di normalizzazione del costo del rischio, di maggiori oneri di integrazione e di un aumento della tassazione». Per la chiusura d’anno, Mediobanca prevede una crescita “mid-single digit, sostenuta da un apporto crescente di tutte le fonti di ricavo e un utile netto in aumento a doppia cifra rispetto al 2025.